Scultore, architetto, pittore, urbanista, scenografo, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato una figura di spicco del diciassettesimo secolo e il maggior esponente del linguaggio Barocco e ha influenzato l’espressività artistica non solo del suo tempo ma anche delle generazioni successive.
Una creatività immaginifica unita a una sapiente padronanza delle tecniche sono al fondamento della sua arte e del suo successo non solo nella Roma papalina dell’epoca ma in tutta l’Europa.
Vogliamo qui ricordare alcune delle sue opere più notevoli che hanno segnato significativamente il suo lavoro nella nostra capitale.
Enea, Anchise e Ascanio

È una delle prime opere dell’artista. Eseguito intorno al 1619 in collaborazione con il padre Piero (1562-1629), anch’egli valente scultore e pittore, il gruppo scultoreo rappresenta la fuga di Enea da Troia sconfitta con il padre Anchise sulle spalle e il figlioletto Ascanio al fianco. Se la composizione “a torre” rivela un ancora un legame con la tradizione scultorea cinquecentesca, la resa dei personaggi e delle loro età diverse possiede invece già una mirabile abilità scultorea unica. Attualmente la scultura si trova all’interno della Galleria Borghese in Roma.
Il ratto di Proserpina

Anche questa opera, come la precedente, fu commissionata del Cardinale Scipione Borghese nel 1621, per la sua collezione di capolavori sia antichi che contemporanei. Rappresenta il mito del rapimento della figlia della dea Cerere, Proserpina, da parte di Plutone dio degli inferi, invaghitosi di lei. La composizione del gruppo scultoreo coglie il pathos del momento culmine del “ratto”e ne esprime l’azione con plasticità e movimento, descrivendone la drammaticità senza magistralmente tralasciare nessun, se pur minimo, dettaglio anatomico e realistico.
L’estasi di Santa Teresa
All’interno della Cappella Cornaro, in Santa Maria della Vittoria in Roma, è presente un altro famoso gruppo scultoreo beniniano, datato 1647: “L’estasi di Santa Teresa d’Avila”. La costruzione scenica è di grande impatto emotivo, sia per teatralità dell’impianto, con i raggi di luce a scendere dall’alto, sia per la forza espressiva delle figure protagoniste, sottolineata, tra l’altro dalla vivezza delle posture e dal panneggio marmoreo volutamente scomposto. È a giusto titolo considerato uno dei massimi capolavori dell’arte barocca.
La fontana dei Quattro Fiumi

Al centro della centralissima Piazza Navona è collocata la “Fontana dei Quattro Fiumi” (1648-1651), un complesso statuario che riunisce, attorno all’obelisco egizio centrale, la rappresentazione dei quattro fiumi che caratterizzano altrettanti continenti: il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata. Le identità fluviali, molto mosse e ricche, sono rese in sembianze umane insieme a simboli e rimandi alla natura e alle peculiarità dei territori. Nonostante l’antipatia che correva tra l’allora pontefice Innocenzo X e il Bernini, quest’ultimo riuscì a assicurarsi la commissione del monumento regalando alla cognata del Papa, nonché sua fida consigliera, un modellino in argento del progetto.
Il colonnato di San Pietro

Oltre al bellissimo Baldacchino bronzeo all’interno della Basilica di San Pietro anche il colonnato che cinge la piazza è opera del Bernini, realizzata tra il 1658e il 1667 per volere del Papa Alessandro VII. Una struttura complessa a quattro file di colonne, costituita da due parti distinte che delimitano il grande spazio della piazza: un trapezio e un’ellisse ed è sormontata da 140 statue in marmo. Il complesso di elementi oltre a costituire una coesione urbanistica con la facciata della Cattedrale stessa, è stato concepito per stupire e quasi abbracciare il visitatore.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.