Il 18 febbraio è la giornata degli artisti, perché dedicata al Santo Beato Angelico, al secolo Guido di Pietro e successivamente, come frate domenicano, Giovanni da Fiesole (1395/1400-1455). La sua beatificazione è recente: il Papa Giovanni Paolo II lo elevò agli onori degli altari nel 1984, ma già subito dopo la sua morte l’aggettivo “Beato” si aggiunse al nomignolo “Angelico” con il quale era conosciuto sia per il suo carattere bonario sia per la notevole e riconosciuta capacità artistica.
Frate pittore dunque, a cavallo tra due epoche e due concezioni artistiche diverse che egli seppe in qualche modo amalgamare e innovare. Ancora troviamo in alcune sacre rappresentazioni i fondi dorati del tardo-gotico che però vanno mitigandosi nelle più realiste e rinascimentali posture dei personaggi e spesso nella ricerca di costruzioni prospettiche. I colori accesi modellano le figure delineandone i contorni, le pose e le espressioni. La solennità dei temi dipinti, sempre relativi a momenti sacri, viene addolcita proprio dalla corporeità plastica e senza ombre dei soggetti rappresentati e da una luminosità diafana, fornendo una limpida trascrizione delle scene affrescate.

Fonte foto: Museo San Marco Firenze
Il Museo Convento di San Marco
L’antica struttura del convento domenicano di San Marco adiacente alla omonima Basilica, in Firenze vede le sue origini prima del 1300 per la Congregazione Benedettina Silvestrina, di cui si conservano alcune vestigia. Solo dal 1437 iniziò la ristrutturazione voluta da Cosimo de Medici e realizzata dallo scultore e architetto Michelozzo (1396-1472) e la sua gestione fu affidata ai monaci Benrdettini. In quegli anni la congregazione domenicana di cui faceva parte il Beato Angelico si trasferì nel complesso conventuale, che tra l’altro, successivamente nel 1991, sarà anche sede e quartier generale di Gerolamo Savonarola (1452-1598). Nella seconda metà del 1800 l’edificio venne secolarizzato e adibito a ospitare il museo.

Fonte foto: Museo San Marco Firenze
Molte opere del Beato Angelico tra pale e affreschi sono tutt’oggi ospitate all’interno del museo insieme ad altri capolavori rinascimentali e di epoche successive. Numerose pale e tavole del monaco pittore hanno trovato invece collocazioni successive in numerosi musei mondiali tra i quali gli Uffizi, il Louvre di Parigi, il Museo del Prado di Madrid e la National Gallery of Art di Washington.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.