Nel XXI secolo visitare musei o importanti esposizioni risulta molto diverso da come poteva avvenire in un passato anche non molto lontano. Sempre più istituzioni culturali tendono a garantire al visitatore una fruizione più interessante, vasta e coinvolgente di ciò che stanno ammirando e a interessare anche un pubblico giovane abituato alle informazioni veloci e interattive, tramite l’ausilio delle nuove tecnologie che hanno rivoluzionato l’intero mondo della comunicazione.
Le tecniche di realtà aumentata

Una di queste è la Realtà Aumentata (AR) una impostazione tecnologica che, con l’ausilio degli smartphone di un tablet o degli appositi visori, permette di connettersi a contenuti digitali e relazioni iterative, arricchendo così le informazioni sulla realtà fisica che si sta osservando e dando modo al visitatore di conoscere meglio e con più dettagli sia l’opera che il suo autore.
Anche la Realtà Virtuale (VR) è molto utilizzata nell’ambito museale contemporaneo per far entrare l’utente in un ambiente completamente digitalizzato, a contatto inclusivo, fisico con i contenuti dell’opera, in modo da ampliare le emozioni e le scoperte.

Dall’unione delle due tecniche nasce la Realtà Estesa (XR) che permette sia di avere nozioni aggiuntive e quindi conoscere meglio la struttura e le fasi di elaborazione del manufatto, sia di interagire con sezioni o particolari dell’opera d’arte stessa, per una migliore e personalizzata comprensione della costruzione del dipinto o della scultura che si ha davanti, a volte arricchendone la percezione anche con modelli 3D.
L’immersive art
Se le esposizioni tradizionali limitano il ruolo del visitatore a mero spettatore, le nuove tecnologie applicate all’arte hanno dato modo di rendere le persone protagoniste dell’evento. Con giochi cromatici, luci e suoni e con la possibilità da parte del pubblico di intervenire nella creazione estemporanea di un’opera sempre in divenire, le ambientazioni immersive hanno ispirato molti artisti contemporanei.

Fonte foto: Digital Art Gallery
Uno degli esempi permanenti in Italia è la Digital Art Gallery di Gorizia, un vecchio tunnel cittadino dove la creatività dell’artista turco Refik Anadol, uno dei maggiori interpreti internazionali nel capo dell’arte digitale e dell’intelligenza artificiale, ha trasformato in una sorta di “viaggio” che avvolge il fruitore.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.