Nel centro storico di Napoli, a pochi passi dal Duomo, la Biblioteca dei Girolamini è uno dei luoghi che spiegano meglio il rapporto tra la città e la conoscenza. 

È la più antica biblioteca pubblica napoletana e una delle raccolte più importanti del Mezzogiorno. Fa parte di un complesso che comprende chiesa, chiostri, quadreria e archivio musicale e, proprio questa continuità tra libri, arti e vita religiosa la rende diversa da molte altre biblioteche storiche italiane. 

La sua storia comincia nel 1586 con l’arrivo a Napoli dei padri oratoriani legati a san Filippo Neri, provenienti dalla romana San Girolamo della Carità, da cui deriva il nome Girolamini. Fin dall’inizio la biblioteca ebbe la funzione precisa di sostenere la vita della congregazione e diffondere cultura ecclesiastica, letteraria e scientifica. La scelta di aprirla al pubblico, in un’epoca in cui molte biblioteche monastiche restavano riservate agli interni, ne fece subito un luogo di incontro tra religiosi, studiosi e città. 

biblioteca dei girolamini

Biblioteca dei Girolamini: le sale storiche

Sala Vico

La Sala Vico è il cuore visivo della biblioteca. Dedicata a Giambattista Vico, frequentatore abituale dei Girolamini, fu realizzata tra il 1727 e il 1736 per accogliere il fondo filippino e la biblioteca di Giuseppe Valletta, acquistata nello stesso 1727 su consiglio del filosofo. Le scaffalature in noce si sviluppano su due livelli e i grandi cartigli distribuiscono il sapere per materie, dalla Bibbia al diritto, dalla filosofia alla medicina. Entrare qui significa vedere come il Settecento napoletano immaginava l’ordine dei libri e, insieme, l’ordine del mondo. 

Sala Camino e il complesso monumentale

Accanto alla Sala Vico c’è la Sala Camino, riconoscibile per il grande camino seicentesco in bardiglio grigio e per il rilievo con la Madonna della Vallicella. Nata come spazio di ricreazione dei padri, divenne poi sala di lettura e consultazione. Poco oltre, la Sala Croce conserva fondi legati ad Agostino Gervasio, Carlo Troja e alla storia di Napoli meridionale

La biblioteca si capisce davvero solo guardando il complesso che la ospita: la chiesa progettata da Giovan Antonio Dosio e completata sul fronte da Ferdinando Fuga, i chiostri sorti tra fine Cinquecento e Seicento, la quadreria con opere di Ribera, Guido Reni, Stomer, Massimo Stanzione e Luca Giordano.

I tesori tra fondi antichi, manoscritti e musica

La Biblioteca dei Girolamini conserva circa 159.700 unità tra volumi e opuscoli, con 5.000 edizioni del Cinquecento, 120 incunaboli, 10.000 edizioni rare e di pregio e 485 periodici. Tra i fondi più rilevanti spiccano il Fondo Giuseppe Valletta, ricco di classici greci e latini, storia e filosofia, il Fondo Filippino, orientato soprattutto alla teologia e alla storia ecclesiastica, il Fondo Gervasio e il Fondo Valeri, prezioso per la storia di Napoli e dell’Italia meridionale.

Tra i manoscritti che ne sintetizzano il valore c’è il Codice Filippino della Divina Commedia, un codice pergamenaceo del Trecento con 146 miniature, glosse e un impianto pensato per un lettore colto. Nella stessa costellazione rientra il manoscritto con le Tragedie di Seneca che ha dato il nome al Maestro del Seneca dei Girolamini, riferimento della miniatura napoletana del XIV secolo. 

Ridurre i Girolamini alla sola dimensione libraria sarebbe però fuorviante. L’Archivio musicale della Congregazione dell’Oratorio conserva circa 6.500 documenti ed è la più cospicua raccolta di musica sacra napoletana del Seicento e del Settecento, con oratori, mottetti, salmi, inni, manoscritti spesso autografi e libretti. Questo fondo mostra che i Girolamini sono un luogo in cui studio, musica, arti figurative e pratica religiosa hanno lavorato insieme per secoli. 

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L’importanza della Biblioteca Girolamini oggi

Negli ultimi anni questo luogo è tornato lentamente disponibile anche al pubblico. La Chiesa-Museo ha riaperto nel marzo 2024 e dal 22 aprile 2026 un percorso sperimentale riporta i visitatori nelle sale storiche della biblioteca attraverso l’ingresso di via Duomo 114. La riapertura è accompagnata dalla mostra dedicata alla biblioteca di Andrea Matteo III Acquaviva e segna un passaggio importante: i Girolamini non sono più soltanto un nome della memoria culturale napoletana, ma uno spazio che torna a farsi attraversare. 

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