L’albero delle parole di Teolinda Gersão è arrivato in libreria a novembre 2025, pubblicato dalla casa editrice Voland nella collana Amazzoni, tradotto da Chiara Rodella. Il romanzo è apparso per la prima volta in Portogallo nel 1997 con il titolo originale A Árvore das Palavras e ha aspettato quasi trent’anni per essere scoperto anche dai lettori italiani.

La storia si svolge a Lourenço Marques, l’odierna Maputo, capitale del Mozambico negli anni Cinquanta del Novecento, durante il colonialismo portoghese. La protagonista è Gita, una bambina cresciuta tra le braccia di Lóia, la governante che le ha insegnato tutto ciò che conta: i nomi delle piante, i segreti della natura, il modo in cui le storie si tramandano sottovoce. 

l'albero della parole copertina libro

L’albero delle parole: di cosa parla

Il romanzo si divide in tre parti, ognuna con una voce narrante diversa. Nella prima, Gita racconta in prima persona la sua infanzia felice, vive in una casa con un grande cortile e il centro del suo mondo è quell’albero sotto cui si siede a pensare e a parlare con il vento. Il suo punto di riferimento è Lóia, la donna che la cresce, che le dà calore e radici, che le trasmette una cultura, quella africana, che i genitori biologici non le hanno mai offerto. Suo padre, Laureano, è un uomo mite e integrato nella vita mozambicana, sua madre, Amélia, è invece arrivata dal Portogallo con il sogno di una vita migliore e ha trovato solo delusione.

È proprio Amélia a occupare il centro della seconda parte, dove la voce narrante passa alla terza persona. Il cambio di voce non è solo tecnico: Gita è solo una bambina e non può capire sua madre, per farlo, il lettore deve uscire dalla prospettiva della piccola e osservare la narrazione dall’esterno. Amélia si aggrappa con ferocia alle gerarchie razziali della società coloniale, questo è l’unico privilegio che ha. Alla fine, abbandona la famiglia.

Nella terza parte, Gita è adolescente. Il Mozambico che ha conosciuto sta cambiando, la guerra coloniale è alle porte e l’indipendenza del paese sempre più vicina. Il romanzo si chiude con la sua partenza in nave verso Lisbona, verso un Portogallo che non ha mai visto e che non sente suo. Il mondo che lascia alle spalle – i fiumi, le savane, l’albero del cortile – è l’unico che conosce davvero.

Memoria e linguaggio: le radici invisibili del romanzo

Il titolo che dà il titolo al libro non è una metafora decorativa. L’albero del cortile di Gita è un albero reale, con le radici nella terra rossa del Mozambico ma è anche il simbolo di qualcosa che non si può portare in valigia. Le parole sono quelle che Lóia le ha insegnato, le storie che le ha raccontato di notte, la lingua con cui si nomina il mondo prima ancora di capirlo. Quando si lascia un posto, quelle parole restano lì.

Teolinda Gersão costruisce il romanzo come funziona la memoria, non in ordine cronologico, ma per accumulo, per ritorni, per echi. La scrittura cambia tono nelle tre sezioni, immaginifica e fiabesca nell’infanzia di Gita, fredda e spezzata nella vita di Amélia, lucida e malinconica nell’adolescenza. Non è una scelta stilistica fine a sé stessa, ogni voce ha il linguaggio che si merita, quello che riflette il modo in cui quella persona ha vissuto.

Il romanzo non spiega, non moralizza ma mostra, e lo fa con una scrittura che lavora per sottrazione, niente eventi clamorosi, niente colpi di scena, solo micro-situazioni, sguardi, silenzi che pesano. È un libro che si legge lentamente, non perché sia difficile, ma perché ogni frase ha una densità che richiede attenzione.

Teolinda Gersão: una delle voci più importanti del Portogallo contemporaneo

Teolinda Gersão è nata a Coimbra nel 1940. Ha studiato letteratura tra il Portogallo, la Germania e il Brasile, e ha insegnato all’università fino al 1995, quando ha scelto di dedicarsi interamente alla scrittura. Il suo primo romanzo, O Silêncio (1981), vinse il Premio PEN Club e fu inserito tra i cento migliori libri portoghesi del Novecento. Da allora ha pubblicato circa venti opere, tradotte in venti paesi.

I riconoscimenti non mancano: tre Premi PEN Club, il Prémio Vergílio Ferreira 2017 per l’intera carriera e, nel 2025, il Grande Prémio de Romance e Novela APE-DGLAB, il massimo premio portoghese per la narrativa, vinto per la seconda volta. 

In Italia, L’albero delle parole è solo la seconda opera tradotta nella nostra lingua, la prima fu La città di Ulisse, nel 2013. È un ritardo che fa riflettere, Teolinda Gersão è esattamente il tipo di scrittrice che il pubblico italiano dovrebbe conoscere: attenta alla voce femminile, radicata nella storia, capace di una prosa poetica senza mai scivolare nel sentimentalismo.

Teolinda Gersao

Fonte foto: Universidade de Coimbra

Perché leggerlo oggi

L’albero delle parole non è un romanzo sul colonialismo nel senso didascalico del termine, non ci sono eroi e cattivi, non c’è nessuna tesi da dimostrare. C’è una bambina che cresce in un mondo che non sa ancora di stare per finire e una famiglia che porta su di sé, ognuno a modo suo, il peso di un sistema che schiaccia tutti, anche chi crede di starne in cima.

 

Autrice: Teolinda Gersão | Traduttrice: Chiara Rodella | Casa editrice: Voland | Anno: 2025 | Pagine: 228 | Prezzo: €19,00

You May Also Like

“Il Maestro e Margherita” – Woland

Woland è uno dei personaggi principali del romanzo di Mikhail Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”, e una delle rappresentazioni del diavolo più sorprendenti nella storia della letteratura.

I quotidiani più letti: la classifica

La crisi editoriale ha colpito anche i quotidiani, ma quali sono quelli che nonostante tutto vengono ancora letti dagli italiani? Ecco la classifica.

Letteralmente innamorati: i piu grandi amori della letteratura di ogni tempo

Una rassegna delle coppie più belle e innamorate che ci hanno fatto sognare e vivere l’amore nei libri.

BookTok e influencer che parlano di libri

BookTok è un fenomeno esploso su TikTok che ha reso famosi influencer che parlano di libri attraverso video recensioni, vlog, book haul e gruppi di lettura.