Fonti foto: Hoepli, Fondazione Bellonci, WordPress, Wired Italy, Nessuno tocchi Caino

« Prometterò di usare la mia voce in difesa dei diritti per cui una generazione di donne ha lottato e che oggi trovo non più scontati”. Sono state queste le parole di Donatella di Pietrantonio, l’ultima vincitrice donna del Premio Strega (2024) con L’età fragile, succedendo così alla vincitrice dell’edizione del 2023 Ada D’Adamo con il romanzo Come d’aria e diventando la sesta donna a vincere lo Strega negli ultimi venticinque anni.

Le origini del premio letterario più famoso d’Italia

Istituito a Roma nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del liquore Strega, il Premio nasce su iniziativa di un gruppo di giornalisti, scrittori, artisti e letterati che a partire dal 1944 si riunivano di domenica come risposta al periodo storico buio del ventennio fascista, durante il quale la cultura e la libertà d’espressione erano state fortemente deteriorate. Si tratta del più prestigioso premio letterario italiano, che viene assegnato ogni anno a un libro di narrativa in lingua italiana pubblicato tra il 1º marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso da una giuria composta da circa 400 membri (gli amici della domenica).

Le donne: una minoranza del Premio Strega

Ma in 79 anni di Premio Strega soltanto 13 donne hanno guadagnato il primo posto, di cui due con assegnazione postuma del Premio (Mariateresa Di Lascia, nel 1995, con Passaggio in ombra e Ada D’Adamo con Come d’aria). La prima donna ad aver vinto è stata Elsa Morante, con  L’isola di Arturo, nel 1957 (10 anni dopo la nascita del Premio), mentre prima di Ada D’Adamo e Donatella di Pietrantonio era stata Helena Janeczek nel 2018 con La ragazza con la Leica. Bisogna poi tornare indietro fino al 2003 (15 anni prima) per trovare un’altra vincitrice: Melania Gaia Mazzucco, con il romanzo Vita.

Le donne vincitrici del Premio Strega

Vediamo insieme, nel dettaglio e in ordine cronologico, chi sono state tutte le donne vincitrici del Premio Strega:

Elsa Morante è stata una scrittrice, saggista, poetessa, traduttrice italiana e tra le più importanti narratrici del secondo dopoguerra. Con L’isola di Arturo è diventata la prima donna a essere insignita del Premio Strega. Un altro suo romanzo, La Storia, è stato inserito nella lista dei cento migliori libri di tutti i tempi, stilata nel 2002 dal Club norvegese del libro.

Arturo Gerace perde la madre dopo essere stato partorito e trascorre l’infanzia e l’adolescenza sull’isola di Procida. Ogni sera, con il suo Atlantide, progetta viaggi futuri con il desiderio di diventare come il padre, che è sempre assente perché impegnato a girare il mondo. Quando il padre sposa un’altra donna, Arturo inizia a scoprire tanti segreti della sua famiglia che fanno crollare l’idealizzazione che lui stesso ne aveva creato, cercando di trovare rifugio e certezze nella sua amata isola.

«Lessico famigliare non è un’autobiografia, è un libro che racconta le persone della mia vita, non la mia vita. Io intendevo non essere un personaggio in questo libro, intendevo essere semplicemente un testimone, quindi il mio personaggio io l’ho ignorato quasi, sta nell’ombra, io ho detto quasi nulla di me.»

Il romanzo racconta la vita quotidiana della famiglia paterna (Levi) e materna (Tanzi) di Natalia Ginzburg, attraverso aneddoti divertenti e conflitti interpersonali narrati in ordine sparso nel drammatico contesto storico del periodo fascista e delle leggi razziali. Parti centrali del romanzo sono anche il confino dell’autrice in Abruzzo, l’uccisione del marito Leone Ginzburg per attività antifascista, il suicidio di Cesare Pavese e le promesse disilluse della Resistenza. Con le sue opere, Natalia Levi Ginzburg è stata una figura di primo piano della letteratura italiana del Novecento.

  • Anna Maria OrtesePoveri e semplici (1967)

Quattro persone (Bettina, Andrea, Sonia e Augusta) vivono in un appartamento in subaffitto a Milano in condizioni economiche precarie e con lavori di scrittura saltuari. Tutti e quattro legati da un profondo attaccamento ai principi del Comunismo, sono fortemente convinti di doversi aiutare a vicenda, condividendo gioie e dolori. La casa è frequentata spesso anche da giornalisti e intellettuali di sinistra. Tuttavia ben presto nascono conflitti tra di loro, derivanti soprattutto da questioni d’amore. La storia viene narrata in prima persona da Bettina, che considera Milano come la tanto agognata meta che le ha permesso di godere della vita civile che il Sud abbandonato del dopoguerra le negava.

«Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale. Qui, (…) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (…) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (…) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione…»

(Anna Maria Ortese, L’Infanta sepolta, Adelphi, Milano 1994, p. 17)

Il titolo di quest’opera si ispira ai versi di una poesia di Eugenio Montale (Due nel crepuscolo, inclusa nella Bufera e altro) e racconta il rapporto conflittuale tra una madre, che cerca in ogni modo di catturare le attenzioni del figlio Piero, e quest’ultimo, che fugge sempre dalla vicinanza soffocante della madre, cercando invece di guadagnare l’ammirazione del padre, sempre assente. Per tale motivo Piero sviluppa una forte passione per le armi (come il padre), poi si avvicina alla scultura. Nel frattempo conosce l’amore e si sposa. La madre vive con gelosia questo allontanamento del figlio, e soltanto alla fine riesce ad accettare il distacco, mentre Piero finisce per diventare uno scrittore, scoprendosi molto più simile alla madre di quanto pensasse.

  • Fausta CialenteLe quattro ragazze Wieselberger (1976)

In questo romanzo biografico Fausta Cialente racconta la vita di sua madre Elsa Wieselberg, l’ultima di quattro sorelle di una famiglia borghese di Trieste del 1872, quando la città era ancora austroungarica ma ormai satura di idee irredentiste e auspicava di diventare parte del territorio nazionale italiano. Il matrimonio di Elsa con un ufficiale del Regno d’Italia, Alfredo Cialente, la obbliga a lasciare la vita libera e borghese di Trieste e a rinunciare a una promettente carriera di cantante. Dalla loro unione nascono i figli Renato e Fausta, costretti a seguire i continui e spesso incomprensibili trasferimenti del padre, uomo inquieto e incapace di mantenere una vita stabile. In questo romanzo i ricordi di famiglia vengono raccontati attraverso ricordi di famiglia, lettere e documenti nel contesto storico che va dall’Irredentismo italiano, al Fascismo, fino alle conseguenze della Prima guerra mondiale, soffermandosi sull’analisi del ruolo delle donne e delle aspettative sociali legate al matrimonio.

Con Le quattro ragazze Wieselberger Fausta Cialente divenne la più anziana vincitrice del Premio Strega all’età di settantotto anni. Nonostante il suo talento, è stata per molto tempo oscurata dalle più celebri Elsa Morante, Anna Maria Ortese e Natalia Ginzburg.

Rinascimento privato è anche l’ultimo romanzo scritto da Maria Bellonci nel quale la protagonista, Isabella d’Este, si racconta in prima persona attraverso un’autobiografia che assume le caratteristiche proprie del romanzo storico. Per la stesura di quest’opera Maria Bellonci si serve di documenti originali dell’epoca rinascimentale, aggiungendo anche personaggi inventati che le permettono di trattare eventi storici contemporanei a Isabella d’Este, con i quali tuttavia lei non entrò mai a contatto.

Oltre a essere conosciuta come una grande scrittrice, traduttrice e biografa (suo è anche il romanzo Lucrezia Borgia), Maria Bellonci è famosa per essere stata, insieme a Guido Alberti, l’ideatrice del Premio Strega.

In questo romanzo, pubblicato postumo, la protagonista Chiara D’Auria, una donna di mezza età non sposata, sentendosi ormai prossima alla morte, rievoca gli eventi più importanti della propria vita. Francesco d’Auria, figlio di un proprietario locale chiamato Tripoli per aver partecipato alla guerra italo-turca e noto per i suoi traffici illeciti, si innamora di Anita Riccetti, una nuova levatrice giunta nel piccolo paese pugliese. Ma quando l’Italia entra in guerra, si arruola volontario nelle camicie nere, per poi diventare partigiano nel settembre del 1943. Nel frattempo dalla sua unione con Anita nasce Chiara, che lui riconoscerà dopo essere tornato dalla guerra. Diventa molto attivo nella gestione dell’attività agricola locale, ma presto cade vittima di un tranello ordito dai suoi nemici e viene incarcerato. Chiara frequenta le scuole medie in città, ma torna in paese quando la madre sta per morire di tifo. Questa sarà l’occasione per incontrare di nuovo il padre, già scarcerato perché riconosciuto in seguito innocente. Mentre frequenta il liceo classico, inizia una relazione epistolare con il cugino Saverio, che emigra dapprima in Svizzera, per migliorare le sue condizioni di vita, e poi torna in Italia per il servizio militare. Tuttavia Chiara deve fare i conti con Giuppina, la madre di Saverio, che le impedisce in ogni modo ai due di incontrarsi.

Mariateresa di Lascia dedicò gran parte della sua vita all’attività politica con il Partito Radicale, al quale aderì nel 1975. Divenne nel 1982 vicesegretario nazionale del partito e deputata durante la IX legislatura.

Buio è una raccolta di racconti nei quali è presente la commissaria Adele Sofia, già protagonista del romanzo Voci. I racconti narrano storie di bambini violentati, di ragazze gettate in pasto allo sfruttamento e alla prostituzione, di suore stuprate in Africa, di mogli obbligate dai loro mariti a fare sesso con sconosciuti, di persone scampate ai lager che trovano i loro aguzzini e cercano di vendicarsi, oltre a una serie di morti oscure e misteriose, sulle quali la commissaria Sofia indaga direttamente o indirettamente.

Vincitrice anche del Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice e del Premio Grinzane Cavour, questo romanzo è stato anche oggetto di un adattamento cinematografico da parte di Sergio Castellitto, marito di Mazzantini.

Angela viene coinvolta in un incidente con il suo scooter. In ospedale una rianimatrice riconosce la ragazza: è la figlia di un suo amico, Timoteo, che è chirurgo nello steso ospedale dove si trova Angela. Sconvolto dalla notizia, Timoteo rivolge un lungo monologo alla figlia confessando una relazione segreta avuta con una ragazza che gli aveva fatto provare emozioni forti e con la quale, molto probabilmente, la storia sarebbe andata anche oltre se la ragazza non fosse stata colpita da una setticemia causata da un aborto. Questa perdita ha creato un vuoto nella sua vita che non è più riuscito a colmare. In seguito, però, Angela riuscirà ad aiutare il padre a superare almeno in parte questo lutto.

Diamante (12 anni) e Vita (9 anni) sbarcano a New York nel 1903 ammaliati dalla speranza di una vita migliore che il piccolo paesino di Minturno, nel Mezzogiorno, non poteva offrire loro. Tuttavia molto presto i due cugini scoprono una realtà spietata, fatta di criminalità organizzata e di solitudine. Attraverso questo romanzo Melania Gaia Mazzucco riesce a raccontare una storia di riscatto che rappresenta poi l’epopea collettiva di milioni di persone.

Per la stesura del romanzo, l’autrice si è servita della traduzione di alcuni passi di Guerra e pace, tanto da essere stata tacciata, qualche anno più tardi, di plagio.

Si tratta di un romanzo biografico della fotoreporter tedesca Gerda Taro. Molto attiva nei movimenti socialisti e lavoratori, era molto famosa per i suoi reportage di guerra. Il 26 luglio 1937, a soli 27 anni, muore travolta da un carro armato a Brunete, diventando così anche la prima reporter della storia a cadere sul campo di battaglia. Insieme a Endre Friedman (anch’egli come lei ebreo e comunista, conosciuto a Parigi durante la loro fuga dalla persecuzione nazista) crea un sodalizio professionale attraverso il personaggio da loro inventato “Robert Capa”, grazie al quale ottengono diversi incarichi: i due, armati di una Rolleiflex e una Leica, svolgono un eccellente lavoro sul campo durante la guerra civile spagnola.

Come d’aria è un romanzo autobiografico pubblicato pochi mesi prima della morte dell’autrice, nel quale Ada, attraverso una lunga lettera rivolta alla figlia, ricorda gli anni difficili a partire dalla nascita della sua Daria, affetta da una grave malformazione cerebrale. Ma subito dopo il parto, Ada si rende conto che anche il suo corpo, come quello della figlia, dovrà ricevere attenzioni speciali, poiché scopre di avere un tumore. Il percorso di cure sarà lungo e doloroso, ma Ada dovrà mettercela tutta per guarire, soprattutto per il bene di sua figlia (“Sei Daria, sarai d’aria”). Il romanzo ha vinto anche il Premio Mondello, il Premio Strega Giovani e ha ottenuto una menzione speciale al Premio Campiello.

Lucia, una donna di mezz’età residente in un paese montano della Maiella, in Abruzzo, si ritrova ad affrontare una crisi coniugale con suo marito Dario e l’abulia di sua figlia che, dopo essersi trasferita a Milano, torna a casa durante la pandemia da Covid-19 completamente trasformata: silenziosa, schiva e poco motivata sia a tornare a Milano che  a proseguire i suoi studi.,  Lucia crede che questo cambiamento sia dovuto a un’aggressione subita dalla figlia proprio a Milano, per la quale lei non le era stata vicina .abbastanza Nel frattempo Lucia si ritrova a essere co-proprietaria di un terreno sul quale esiste un campeggio ormai in disuso che diventa presto oggetto di speculazioni edilizie di un noto e spietato imprenditore della zona. Da un lato Lucia vorrebbe sbarazzarsi del terreno, perché il luogo le ricorda un evento orribile accaduto anni prima (delitto del Morrone)nel quale due turiste erano state uccise (una delle due anche stuprata) e una sua amica, Doralice, si era salvata fingendosi morta, sfuggendo poi all’inseguimento del suo aguzzino. Tuttavia i tentativi di speculazioni edilizia provocano proteste e manifestazioni, alle quali, con enorme sorpresa di Lucia, partecipa anche sua figlia.

Donatella di Pietrantonio è diventata molto famosa con il romanzo L’Arminuta, (“la ritornata” in dialetto abruzzese) vincitore del Premio Campiello nel 2017, ma la sua attività di scrittrice inizia già a partire dal 2011 con il romanzo Mia madre è un fiume, ambientato nella sua terra natale, e che racconta l’evoluzione del rapporto fra una donna e la madre anziana, affetta da Alzheimer. Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo, Bella mia, dedicato e ambientato all’Aquila per ricordare il terremoto del 2009 e le sue conseguenze, vincendo il Premio Brancati nel 2014.

Le scrittrici che hanno segnato un secolo di letteratura

I romanzi che abbiamo analizzato in questo articolo dimostrano quanto determinate tematiche siano sempre attuali nonostante il passare dei decenni: il fascino e la forza del romanzo biografico (soprattutto quello inerente a determinate figure storiche), che permette ai lettori di capire l’origine di ogni identità umana e il suo percorso, che spesso vengono sviscerate partendo dalla narrazione delle vicende familiari; ma anche la necessaria narrazione della malattia e della forza che le donne dimostrano di fronte alla stessa, soprattutto per il bene di coloro che amano. E poi l’immancabile fascino delle histoires noires riguardanti violenze sui bambini e i femminicidi che hanno segnato intere generazioni.

Ma al di là dell’importanza della tematica, a fare la differenza è soprattutto il modo in cui queste storie vengono raccontate, attraverso la penna di scrittrici che hanno plasmato la narrativa del XX secolo.

 

 

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