Un punto dopo l’altro è il nuovo romanzo di Anne Becker, pubblicato nel 2026 dalla casa editrice Uovonero. Il volume, tradotto da Anna Patrucco Becchi, conta 176 pagine ed è consigliato dagli 11 anni in su. Un’opera che, attraverso il gesto quotidiano e paziente dell’uncinetto, esplora le profondità inesplorate del silenzio adolescenziale.

Un punto dopo l'altro

​Il peso del silenzio e la connessione umana

​La protagonista è Matea, diciassette anni e un mondo interiore talmente vasto da non riuscire a trovare sbocco nel linguaggio parlato. Matea vive in un silenzio che non è assenza, ma difesa: soffre di ansia sociale e la sua incapacità di proferire parola con gli estranei la isola in una bolla. Eppure, questo non è un romanzo sul vuoto, ma sulla connessione. La narrazione, condotta in prima persona, ci catapulta istantaneamente nella mente della ragazza, rendendo ogni suo respiro, ogni suo battito, incredibilmente vicino. L’amicizia con Ricky, irruenta ed essenziale, funge da complemento perfetto: è una relazione che coinvolge tutti i sensi, fatta di sguardi, di contatto fisico, di letti condivisi e di quella capacità tutta adolescenziale di comprendersi senza bisogno di dettagli superflui, arrivando direttamente all’essenza dell’altro.

Il filo della rivoluzione: l’arte del guerrilla knitting

​Non si può parlare di questo romanzo senza soffermarsi su una pratica che lo attraversa silenziosamente: il guerrilla knitting (o yarn bombing). Questa forma di street art, che vede artisti ricoprire elementi dell’arredo urbano — panchine, alberi, lampioni — con installazioni colorate fatte a maglia o all’uncinetto, funge qui da catalizzatore narrativo. Per Matea, l’uncinetto è un atto di riappropriazione dello spazio: laddove la voce viene meno, è il filo a prendere il sopravvento, colorando il grigio della quotidianità e lasciando una traccia indelebile e gentile.

​Adolescenti reali, senza filtri

​Ciò che colpisce in questo romanzo è l’assenza di archetipi. Anne Becker rifugge la tentazione di dipingere i ragazzi come modelli stereotipati, siano essi eroi senza macchia o ribelli da manuale. Matea e Ricky sono “vere”: hanno le loro puzze, i capelli sporchi, le insicurezze che si trascinano addosso come pesanti cappotti, le bugie bianche che si raccontano per sopravvivere. Non sono figure in bianco e nero, ma un mosaico di sfumature grigie. Becker ha la capacità di descrivere l’adolescenza come un microcosmo autonomo e complesso, in cui la fragilità non è una debolezza, ma la cifra stessa della nostra umanità.

​Il mostro da addomesticare

​Il cuore pulsante del libro, la riflessione che accompagna il lettore ben oltre l’ultima pagina, riguarda la lotta costante con il proprio “mostro interiore”. Ogni personaggio, in questo delicato intreccio di vite, deve fare i conti con un’ombra che cerca di governare le proprie emozioni. Il libro suggerisce una verità scomoda: non siamo perfetti e forse non dovremmo nemmeno cercare di esserlo. Siamo esseri umani composti da luci e oscurità, costantemente impegnati in un processo di “addomesticamento” dei propri demoni per provare a essere persone migliori, un punto dopo l’altro, un giorno dopo l’altro.

​L’autrice

Un punto dopo l'altro

Anne Becker è un’autrice tedesca. Ha studiato Pedagogia  e si occupa di didattica per allievi con bisogni speciali e disturbi dell’apprendimento, una vocazione che traspare nitidamente nel modo in cui riesce a dare voce alle fragilità dei suoi protagonisti. Il suo sguardo, profondamente empatico e mai giudicante, ha trovato ampio riconoscimento in Italia: il suo precedente romanzo, La più bella nuotata della mia vita, è stato finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi come libro d’esordio.

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