Dopo ventun anni, Madonna torna a confessarsi sulla pista da ballo. Confessions II è il sequel di Confessions on a Dance Floor, disco di culto del 2005 contenente hit planetarie come SorryGet Together e soprattutto Hung Up, costruita attorno alla celebre melodia di Gimme! Gimme! Gimme! degli ABBA.  

Se nel 2005 Madonna condensava due generazioni di musica dance e disco, tra anni Settanta e Ottanta, con l’obiettivo di far ballare e divertire, rivaleggiando al tempo stesso con le colleghe internazionali più giovani, oggi Lady Ciccone torna in pista con uno sguardo più maturo e consapevole. 

Confessions II è un segreto sussurrato sul parterre, tra bassi che fanno vibrare la cassa toracica e BPM velocissimi. Un disco totalmente elettronico, prodotto da Stuart Price, che si muove tra deep house e dance anni Duemila, concedendosi anche rievocazioni del passato quasi hauntologiche. 

Il messaggio di Confessions II

«La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma si sbaglia di grosso. La pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia: uno spazio rituale dove il movimento sostituisce il linguaggio». 

Il messaggio di Confessions II è chiaro: un inno liberatorio in cui la musica dance e house diventa un simbolo identitario, uno strumento per conoscere noi e gli altri. In questa prospettiva, il dancefloor si trasforma in uno spazio comunicativo in cui poter essere davvero se stessi. Ed è proprio da qui che prende avvio il disco. I Feel So Free è una traccia in cui Madonna si immerge in una deep house intensa e onirica, attraversata da venature trance; tra edonismo e intimità, l’artista rivendica ancora una volta la propria libertà creativa, a ben 67 anni.  

Com’è Confessions II? 

Confessions II è un disco  compatto, attraversato da una visione estetica e narrativa così definita da sembrare un concept album. A rafforzarne l’identità contribuisce anche il cortometraggio che ne ha accompagnato l’uscita: un preludio visivo alle prime sei tracce, costruito su un immaginario notturno e allucinato che omaggia il rito del clubbing e la liturgia della musica elettronica. Ed è proprio in questa coerenza d’insieme che il progetto trova la sua forza, anche al netto di qualche produzione più prevedibile e di alcuni cliché “madonniani” riciclati. 

Con ogni probabilità, si tratta del lavoro più convincente di Madonna degli ultimi vent’anni. Un album che, tra citazioni esplicite alla storia dell’EDM, riesce a fondere l’edonismo della nightlife con una dimensione più intima e privata, tenendo insieme le due anime dell’artista: quella pubblica, sfacciata e larger than life della Material Girl e quella più introspettiva, fragile e solipsistica. 

Così, accanto a brani pensati per la pista come Love Sensation e Bring Your Love, emergono episodi più intimiFragile, ad esempio, si legge come un omaggio diretto al fratello scomparso Christopher Ciccone, mentre Betrayal affronta il rapporto tormentato con la matrigna Joan Ciccone, morta nel 2024, innestandovi il campionamento della Gnossienne n. 1 di Erik Satie. È un passaggio non secondario, perché riporta in superficie una frattura biografica che Madonna ha evocato più volte nel corso della sua carriera: la difficoltà di accettare la figura della matrigna dopo la morte della madre e di costruire con lei un rapporto autentico. 

Resta però l’amore il grande tema del disco. Tema richiamato esplicitamente anche nei titoli di tre tracce, qui declinato come forza libertaria, desiderio senza vincoli, esperienza effimera e assoluta che solo il dancefloor sembra poter contenere. In questo senso, Danceteria è uno dei brani più emblematici del progetto: una techno anthem sul potere mitologico dei club che prende il nome dallo storico locale newyorkese dei primi anni Ottanta in cui Madonna mosse i primi passi. È lì che memoria personale e autorappresentazione si saldano, trasformando il club non soltanto in un luogo di evasione, ma nel punto d’origine stesso del personaggio Madonna. 

I featuring illustri di Confessions 

All’interno del disco trovano spazio anche diversi featuring di rilievo. Il più immediato è Bring Your Love, realizzato con la popstar globale Sabrina Carpenter: un duetto in cui Madonna non sembra tanto cedere il passo a una nuova generazione, quanto riaffermare la propria centralità, chiamando l’artista ospite quasi a dimostrazione della sua forza piuttosto che un vero e proprio passaggio di testimone. Il brano include inoltre un’interpolazione di Good Life degli Inner City, storico progetto di Kevin Saunderson, considerato tra i padri fondatori della techno. 

Nel disco compare anche Martin Garrix, produttore multiplatino di Animals, in Bizzarre, un brano hard techno attraversato da rimandi all’eurodance anni Ottanta che estremizza ulteriormente la dimensione liturgica del club già centrale in questo nuovo capitolo delle Confessions. 

Trova spazio anche Stromae, artista non nuovo alle contaminazioni con la musica elettronica – basti pensare alla hit globale Alors on danse – che qui affianca Madonna in un brano dalle tinte più morbide e sensuali. My Sins Are My Savior si muove infatti su un’EDM melodica e contemplative, fondendo una componente robotica con la voce di Stromae in un’esperienza raffinata ma al tempo stesso catchy e di facile ascolto: un pezzo opulento e lussuoso, quasi da passerella. 

A chiudere il cerchio è The Test, collaborazione con Lola Leon, al secolo Lourdes Maria Ciccone Leon, figlia primogenita di Madonna. Il brano si configura come un momento di forte densità emotiva, che sembra rinsaldare un rapporto madre-figlia non sempre facile. Proprio nella prima strofa Madonna si confessa direttamente nei confronti della figlia, parlando apertamente delle sue smanie di controllo nei confronti della figlia: “Little star/I tried to put you on a pedestal/ You didn’t ask for all the flashing lights”. “I wish I knew/The pain I’ve caused/My butterfly/Was always being watched”.  

In un’intervista recente, l’artista ha inoltre raccontato come sia stata Lola a proporre l’idea di scrivere insieme una canzone come mezzo per “guarire” il loro rapporto madre-figlia. 

Conclusione

In definitiva, Confessions II si impone come un ritorno consapevole alla grammatica del club, ma filtrato attraverso una sensibilità profondamente autobiografica. Uno dei migliori dischi di Madonna degli ultimi quindici anni, dove la regina del pop non si limita a celebrare la pista da ballo: la trasforma in uno spazio di confessione, elaborazione e riconciliazione. Tra edonismo elettronico e fratture intime, Confessions II riafferma ancora una volta la potenza immortale di Madonna. 

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