Nell’epoca della connessione istantanea, delle email pronte in un clic e dei messaggi vocali scambiati di fretta tra un impegno e l’altro, Cartolibri ha scelto di compiere una rivoluzione gentile. Si tratta di una realtà nata paradossalmente nel momento più frenetico e immobile della nostra storia recente — a pochissimi giorni dal primo lockdown — e capace di trasformare una cartoleria storica in una community appassionata.
Dietro questo progetto c’è una visione chiara: quella di non vendere semplicemente oggetti, ma di offrire esperienze, riscoprendo la scrittura a mano come un potente strumento di esplorazione interiore e di libertà.
Com’è possibile tutto ciò? Scopriamolo attraverso questa intervista!

Logo di Cartolibri
L’intervista
Chi c’è dietro Cartolibri?
“La storia di Cartolibri ha un inizio incredibile e, a modo suo, travagliato. Abbiamo rilevato una cartoleria storica del nostro paese — un punto di riferimento che esiste sul territorio da più di cinquant’anni — a soli dieci giorni dal primo lockdown. Siamo nati letteralmente in piena pandemia. La vita del negozio ‘normale’, fatta di porte aperte e passanti, all’inizio non l’abbiamo mai conosciuta.
Dopo i primissimi giorni in cui la paura e la confusione regnavano sovrane, mi sono detta: ‘Se le persone non possono venire da noi, saremo noi ad andare da loro’. È stato allora che ho acceso lo smartphone e ho avviato la nostra prima Storia su Instagram. All’inizio non sapevo nulla di social, strategie o come far funzionare l’algoritmo a mio favore (e infatti non è mai stato facile). L’unica certezza che avevo è che volevo passasse l’autenticità e la verità; non ho mai cercato di piacere a tutti perché so che sono le nostre piccole, sincere scelte a dire chi siamo. Oggi questa promessa di verità viaggia online sul nostro sito cartolibri.it, ma trova ancora il suo nido nel nostro negozio fisico, dove amo accogliere le persone che hanno voglia di fare due chiacchiere e stringersi la mano di persona.”
Qual è la tua filosofia e cosa cerchi di trasmettere a chi ti segue che ti differenzia dalle grandi catene di distribuzione?
“Penso che una battaglia contro le grandi catene sia persa in partenza se combattuta sul loro stesso terreno: loro nascono per soddisfare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile e a prezzi concorrenziali. Un negozio indipendente come il mio ha tutt’altro obiettivo. Per me, essere retailer significa avere una visione e una missione: non offro prodotti, offro esperienze. In un mondo in cui tutto è a portata di clic e l’offerta supera la domanda, l’unico modo per farsi notare non è urlare più forte, ma raccontare con delicatezza la storia che si cela dietro a un oggetto.
Io non voglio semplicemente vendere un quaderno o una penna; ho deciso di raccontare come la scrittura abbia cambiato la mia vita. Da piccola ero una bambina timida, introversa, e balbettavo. Il mio diario è stato la mia ancora: mi ha aiutata a esplorarmi, ad analizzare le mie emozioni e, finalmente, a fiorire. Ancora oggi la scrittura mi aiuta a immortalare i momenti per non perdere i dettagli preziosi delle giornate, a restare ottimista grazie alla gratitudine e a liberare la creatività, spargendo colore nelle giornate grigie. Ecco cosa mi differenzia: io non vendo cancelleria, condivido lo strumento che mi ha resa libera.”
Ho intercettato la tua splendida iniziativa che invita le persone a tornare a scrivere lettere e pensieri a mano. Com’è nata questa idea?
“In realtà il progetto delle snail mail (le lettere spedite via posta tradizionale) non l’ho inventato io. Il mondo delle amiche di penna esiste da sempre, anche se crescendo spesso ce ne dimentichiamo. Qualche anno fa, una ragazza che viaggiava molto per lavoro e per diletto mi ha raccontato che, ovunque si trovasse, si ritagliava del tempo per scrivere letterine al suo gruppo di penna. Raccontava tutto ciò che voleva. L’ho trovato magnifico e subito mi sono chiesta: ‘Ma come potrebbe cominciare chi non fa parte di questo mondo? Esistono siti di incontro? Posso io fare da ponte?’.
Volevo farlo senza però divulgare dati sensibili delle mie clienti, e così è nata l’iniziativa all’interno della community. Spingere le persone a scrivere nell’era di WhatsApp e delle email significa ricordare loro il valore del tempo. Io dico sempre che scrivere è ‘amare al quadrato’: quando scrivi una snail mail stai amando te stessa, perché ti dedichi del tempo e coltivi le tue passioni, e allo stesso tempo ami chi riceverà la tua lettera.”
Mi spieghi praticamente come funziona l’iniziativa?
“Il funzionamento è molto semplice e creativo. Ho chiesto alla mia community di scrivere lettere o cartoline con messaggi gentili, ispirazionali e positivi. Ampio spazio alla fantasia: possono essere aforismi, testi di canzoni, citazioni di libri, e le buste si possono decorare, colorare o ricamare. Una volta pronte, le partecipanti inseriscono la propria lettera in una busta e la spediscono a me, direttamente in negozio.
Qui entro in gioco io: faccio letteralmente da ‘postina’. Raccolgo tutte le buste e le smisto, inserendone una a sorpresa all’interno di ogni pacco in partenza per le clienti che acquistano sul nostro sito. Nelle lettere si inserisce solo il proprio nome o il contatto social (se si desidera); chi la riceve può decidere di rispondere, spedendo la nuova lettera di nuovo a me in negozio, che provvederò a inoltrare. È uno scambio pazzesco: quando decidi di aprirti e donare un pensiero a uno sconosciuto, quello che ricevi indietro in termini di emozione è indescrivibile.”
Che tipo di risposta stai ricevendo? C’è un aneddoto o una lettera in particolare che ti ha colpito o emozionato da quando è partito il progetto?
“All’inizio avevo il forte timore che fosse un sogno troppo grande per me. Io ne ero fermamente convinta, ma perché gli altri avrebbero dovuto seguirmi? Se ci pensi, chiedevo alle persone di investire il proprio tempo per delle perfette sconosciute; e non solo, chiedevo anche il ‘fastidio’ di imbustare, recarsi all’ufficio postale e pagare una spedizione. Vista con gli occhi della frenesia moderna, sembrava solo una seccatura. Ma la risposta della community mi ha travolta: è impressionante il numero di ragazze che hanno aderito, ognuna con i propri tempi, senza alcuna fretta.
Ho capito che quel ‘fastidio’ in realtà nascondeva una magia: il tempo impiegato per scrivere è un tempo prezioso che difficilmente ci si concederebbe diversamente; andare alla posta diventa l’occasione per una passeggiata che spezza la routine; e l’invio della busta si trasforma nella promessa di una speranza. Per lo stesso identico principio è nato anche il taccuino errante dei paffetti, un vero e proprio diario condiviso tra amiche che funziona proprio come le snail mail: parte dal negozio, lo lascio in custodia a una ragazza per qualche giorno affinché ci scriva qualcosa di sé e delle sue passioni, e poi torna a viaggiare di mano in mano prima di essere rispedito qui.
La risposta più bella è che grazie a queste iniziative sono nate delle vere amicizie. Dietro lo schermo non c’è più un semplice follower, ma una persona: le ragazze si cercano nelle dirette, si sostengono nei nostri gruppi chiusi su Telegram e Facebook, si scrivono in privato. In fondo, scrivere a mano è proprio questo: mostrare la parte più vera, nuda e pura di noi, senza filtri e senza secondi fini.”
In un periodo storico in cui si parla spesso di calo dei lettori, come cerchi di stimolare la passione per la lettura, sia online che offline?
“In realtà, noi non siamo una libreria nel senso tradizionale del termine. Cartolibri è il nome storico legato alle nostre origini di cartoleria scolastica, ma proprio in questo periodo siamo nel pieno di un profondo rebranding. Presto apriremo le porte al nostro nuovo progetto: si chiamerà Aritè. Saremo sempre noi, ma con un’identità ancora più definita: il luogo perfetto per chi ama la scrittura e la gentilezza. La lettura è da sempre una mia grandissima passione, condivisa nel profondo dalla community.
Per stimolarla e integrarla nella nostra realtà senza essere una libreria classica, ho cercato una via che trasformasse la lettura in un’esperienza totale e immersiva. Ogni mese circa propongo le mie Mystery Box Book: chi le acquista non conosce il titolo del libro, ma riceve solo indizi sulla storia, sull’ambientazione e sulla palette di colori che la caratterizza. All’interno della box, il libro non è mai solo: è accompagnato da un set di stickers ispirati alla trama, una playlist personalizzata su Spotify per immergersi nell’atmosfera del racconto e, soprattutto, un esercizio guidato di scrittura creativa con tracce collegate ai vari capitoli. Più che stimolare la lettura, invitiamo a vivere il libro, unendo il piacere di leggere a quello di scriversi dentro.”
C’è un libro o un genere letterario che, secondo te, incarna perfettamente lo spirito di Cartolibri?
“Se dovessi pensare a un’atmosfera che definisce il nostro spirito, è sicuramente quella romantica, d’altri tempi e un po’ Regency. Jane Austen è la nostra stella polare, ma amiamo profondamente anche esplorare noi stesse attraverso storie diverse. Per dare un’idea del nostro mondo, alcune delle nostre Mystery Box più amate sono state dedicate a capolavori come Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, L’Abbazia di Northanger, ma anche a classici come Alice, La Locandiera, Luisa, fino a toccare atmosfere più intime e raccolte come Una sera tra amici a Jinbōchō. Se dovessi fare un invito assoluto ai lettori di Hermes Magazine, consiglierei di riscoprire proprio Jane Austen, ma con una penna e un taccuino accanto. Leggere questi romanzi non significa solo farsi cullare da un’epoca meravigliosa, ma imparare a guardarsi dentro, ad analizzare le sfumature delle relazioni e delle emozioni umane con quella stessa acuta e dolce lentezza che cerchiamo di coltivare ogni giorno in negozio e nella community.”
Se dovessi scegliere tre parole chiave per invitare qualcuno che non ha mai preso una penna in mano a scrivere la sua prima lettera oggi stesso, quali sarebbero?
“Il nostro motto ufficiale è: ‘Buttati che è paffettoso!’. Non potevo non partire da qui, ma se dovessi scendere più nel profondo, chiederei a quella persona: hai mai la sensazione di sentire ‘troppo’? Che la vera te non venga fuori al cento per cento? Ti senti mai così piena da avere la testa che sembra esplodere? Io da piccola non riuscivo a dire ciò che pensavo davvero, avevo sempre il timore di deludere qualcuno o di non essere all’altezza. Rimanevo sulla linea centrale, senza mai imboccare la mia corsia. Una vita di mezzo che non mi faceva vivere a pieno.
Ecco, non devi prendere in mano una penna perché è un utile esercizio cognitivo; devi farlo affinché la te interiore e la te esteriore diventino finalmente la stessa persona. Non immagini quanto ci si possa sentire forte e libere quando si inizia a vedersi per davvero. All’inizio sarà difficile, la pagina bianca sembrerà un mostro cattivo e tenderai a rimettere quel quaderno nell’angolo del cassetto. Ma è proprio lì che puoi fare una cosa semplicissima: prima di chiuderlo, scrivi semplicemente: ‘Io non so cosa scrivere’. Ripetilo per tre o quattro righe. Senza che tu te ne accorga, la penna inizierà a muoversi da sola a flusso di coscienza, e inizierai a fiorire. La prima vera lettera non andrebbe mai scritta agli altri, ma a se stesse. Da lì in poi, non ti fermerà più nessuno.”
Giornalista, lettrice professionista, editor. Ho incanalato la mia passione per la scrittura a scuola e da allora non mi sono più fermata. Ho studiato Scrittura e Giornalismo culturale e, periodicamente, partecipo a corsi di tecnica narrativa per tenermi aggiornata.
Abito in Calabria e la posizione invidiabile di Ardore, il mio paese, mi fa iniziare la giornata con l’ottimismo di chi si ritrova la salsedine tra i capelli tutto l’anno.