Se ascoltate musica da molto tempo, probabilmente vi sarà capitato di aprire Spotify, sfogliare qualche playlist raffazzonata generata dall’algoritmo e passare gran parte del tempo a saltare le canzoni. Alla fine si torna quasi sempre ad ascoltare la solita manciata di brani che già conosciamo. È un’esperienza frustrante: invece di scoprire nuova musica, si finisce per mandare in loop le stesse quattro canzoni. In questo modo, la promessa della scoperta musicale lascia spazio a una routine fatta delle solite poche canzoni.
Il colosso dello streaming negli ultimi anni è diventato sineddoche della musica in generale, é come se al di fuori di quel micro cosmo la musica non esistesse; una logica sempre più figlia di un modo di intendere i contenuti sempre più piattaformacentrica.
Non è solo un problema musicale, ma su Spotify la problematica è più evidente, si ha davanti un catalogo in teoria infinito che però nelle playlist premia esclusivamente musica funzionale all’algoritmo, omologando anche i generi musicali. Questa situazione genera una forma di bulimia musicale; si consumano quantità sempre maggiori di brani senza essere mai sazi. Questo contesto alimenta un ciclo di sovrapproduzione e obsolescenza accelerata che porta la musica a invecchiare (o ad essere accantonata) con un ricambio settimanale repentino e nevrotico.
Perché é importante cercare alternative a spotify?
il problema ovviamente non è lo streaming in se ma sviluppare un consumo etico del prodotto musicale. Il sistema Spotiy non funziona per il suo modo di concepire la musica in playlist editoriali, in una logica che privilegia la musica in serie a cui si aggiunge un’implementazione talvolta ambigua delle nuove funzionalità basate IA. Inoltre, intorno alla piattaforma, negli ultimi anni si è creata una forma di protesta sfociata in un vero e proprio boicottaggio. Le critiche si concentrano principalmente su due fronti:
il modello di compensazione economica (royalties) ritenuto ingiusto nei confronti degli artisti e gli ingenti investimenti nel settore militare da parte di Daniel Ek, fondatore di Spotify.
Pur senza rifiutare lo streaming, esistono tuttavia numerose alternative che cercano di proporre modelli di fruizione e distribuzione più sostenibili ed equilibrati.
Tidal
Forse per chi sta abbandonando Spotify in cerca di nuovi lidi, Tidal è la scelta più user friendly. Il servizio di streaming a pagamento di proprietà della rapstar americana Jay-Z propone un sistema musicale Hi-Fi, di maggiore qualità audio rispetto a Spotify. Inoltre è anche la più remunerativa per gli artisti, Tidal infatti paga gli artisti circa quattro volte in più rispetto a Spotify. A ciò si aggiunge un interfaccia utente gradevole, i fruitori elogiano il mix radio dei brani e la possibilità di importare playlist da spotify. Una delle pecche riscontrate dagli utenti è il macchinoso sistema di ricerca.
Soundcloud
SoundCloud rappresenta una delle opzioni più interessanti per la scoperta di nuova musica, poiché consente agli artisti di pubblicare contenuti senza la necessità di una casa discografica o di un distributore. Questo favorisce la formazione di una comunità che va oltre il concetto di piattaforma passiva, trasformandola in uno spazio di produzione e interazione diretta. Infatti, intorno a questa si è sviluppata anche una vera e propria scena musicale, spesso definita “SoundCloud rap”, caratterizzata da artisti emergenti e sperimentali che hanno contribuito a introdurre nuove sonorità nell’hip hop e nel pop. Inoltre, è possibile utilizzarla gratuitamente, seppur con funzionalità di ascolto limitate. Interessantissimi anche i mix personalizzati basato sugli interessi. Consigliata per chi vuole fuggire dalla monotonia di Spotify.
Qobuz
Per gli appassionati, Qobuz rappresenta forse l’alternativa più interessante. Il servizio di streaming francese, approdato in Italia nel 2017, propone un modello basato sull’ascolto in alta qualità. La piattaforma è nota per una selezione editoriale curata nei minimi dettagli e per playlist e contenuti redatti da esperti del settore. Inoltre, è spesso indicata come una delle realtà più sostenibili dal punto di vista della remunerazione degli artisti, con livelli di royalty tra i più elevati dell’industria dello streaming musicale.
Bandcamp
Bandcamp rappresenta una delle piattaforme più significative per un consumo musicale più diretto ed etico. A differenza dei servizi di streaming tradizionali, come Spotify, consente agli artisti di vendere direttamente la propria musica agli ascoltatori, spesso con una percentuale di guadagno più favorevole. Utilizzabile per lo streaming anche in modo gratuito, questo modello rafforza il rapporto tra artista e pubblico, trasformando l’ascolto in un atto più consapevole e partecipativo.