La nostra penisola è ricca di vestigia degli antichi popoli che la hanno abitata prima della conquista e omologazione romana. Volsci, Sanniti, Umbri, Celti, Etruschi e, tra i molti altri clan e agglomerati organizzati in tribù, una delle più antiche etnie è quella dei Ligusti, che hanno occupato il territorio ligure e parte della Francia sino da una età preistorica e protostorica.
La scoperta

Fonte foto: Cristina Belloni
Nel 1959 nella città di Chiavari, a pochi chilometri da Genova in Liguria, durante gli scavi per le fondamenta di alcuni palazzi nella piana appena sottostante le colline, venne alla luce una vasta e considerevole necropoli risalente alle età del bronzo e del ferro. Uno dei più ricchi e completi ritrovamenti organizzato in tumuli con recinti rettangolari e circolari delimitati da pietre di arenaria, suddivisi in tre grandi aree per un totale di 126 tombe e databili tra il 720 e il 620 a.C. Dell’insediamento abitativo collegato alla necropoli stessa, che doveva avere un’organizzazione complessa e strutturata per gruppi familiari, non si è ancora trovata traccia, ma all’interno dei sepolcri sono stati rinvenuti pregevoli manufatti funerari, consistenti in anfore e coppe di fattura sia locale che prodotti di importazione, nonché oggetti in bronzo, bracciali, borchie, spilloni, punte di lancia e armi in ferro nelle tombe maschili, monili di vari metalli e ori decorativi, nei corredi femminili.
Il Museo

Fonte foto: Cristina Belloni
Il sito del ritrovamento originario oggi purtroppo non esiste più, sacrificato alle esigenze di espansione abitativa della città, però dal 1985 è stato istituito il Museo Archeologico Nazionale di Chiavari nei locali che furono un tempo le scuderie dello storico Palazzo Rocca, nel centro della città. All’interno della struttura, articolata in diverse sale, i reperti sono stati suddivisi cronologicamente e anche rispettando i contenuti delle varie tombe. Inoltre nella prima sala sono presenti testimonianze periodo preistorico rinvenuti nel territorio ligure, come manufatti in diaspro lavorati a forma di ogiva, un mazzuolo litico con tracce di immanicatura e un’ascia risalente al 3500-3100 a.C. Le ultime sale ospitano poi resti più recenti, relativi al periodo romano e in tempi successivi sino al Medioevo.

Fonte foto: Cristina Belloni
Attualmente il Museo sta promuovendo una serie di incontri/convegni, anche per l’interessamento del nuovo direttore: dottor Francesco Ghizzani Marcìa, per far conoscere al pubblico le realtà archeologiche e storiche non solo nel territorio ligure.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.