Laureato in Belle Arti, grafico qualificato specializzato in DTP e impaginazione editoriale; illustratore, pubblicitario, esperto di stampa, editoria, storia dell'arte, storia del cinema, storia del fumetto e di arti multimediali, e libero formatore. Scrittore e autore di fumetti, editor, redattore web dal 2001, ha collaborato e pubblicato con Lo spazio Bianco, L'Insonne, Ayaaak!, Zapping e svariate testate locali.
Non possiamo fingere di non vederle. Là fuori è pieno di insegne a siffatta maniera. Lo sappiamo, le vediamo ogni giorno. Ma d’asporto si dice o non si dice?
Si dice a me mi, a te ti…e addirittura a lui CI. Se ne sentono davvero di tutti i colori. Ma al di là di quel che si sente, cos’è che si può veramente dire?
Si dice che quella piccola, fastidiosa, comoda, bellissima letterina aggiunta dopo le vocali non si possa, e anzi, non si debba più usare. Ma chi l’ha detto?
Si dice, si dice. Ci vediamo settimana prossima…cosa? Tutti i motivi per cui si arriva ad esprimersi con castronerie che non permettono nemmeno di capirsi.
Si dice sì, si dice no. Ognuno ha la sua idea e cita regole su regole. Ma parliamoci chiaro: la grammatica è fine a se stessa? Quanti tipi di presente esistono?
Si dice? Il segreto di una delle espressioni più usate, e grammaticalmente scorrette, eppure funzionali, dell’italiano? Cos’ha che manca alla versione corretta?
Si dice che sapere dove collocare temporalmente le cose che raccontiamo, epocali o minime che siano, un minimo di importanza nella comprensibilità ce l’abbia.
Umberto Eco e le tappe della sua “crescita narrativa”
Umberto Eco e la sua eredità spirituale: “La misteriosa fiamma della regina Loana”. La ricerca e la valorizzazione del passato è il suo vero patrimonio.