Baricco: 33 Frammenti per ritrovarsi ai tempi del Covid-19

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“Ma chi ama l’ordine, lo ama  per attaccare, ripulire, disciplinare, non come tattica di difesa. L’ordine per loro è l’espressione di una forza, quasi non lo riconoscono quando è la cura di una debolezza, di una fragilità, di una malattia”

 

Un saggio sulla pandemia dei nostri tempi scritto in frammenti, piccoli pezzi da leggere – 33 per la precisione – e ascoltare, meglio se su smartphone. Così Alessandro Baricco, lo scrittore di “Novecento” e “Oceano mare” che ad aprile aveva già scritto la sua opinione su “Repubblica” riportando un primo intervento sul tema, centrandolo sull’audacia e sul coraggio, torna a riflettere e a far riflettere attraverso anche la sua voce, su quel che ci sta accadendo oggi, in un modo diverso.  “Quel che stavamo cercando” racconta in una riflessione, degna dei più grandi filosofi, ma anche dei migliori umani, che quello che stavamo cercando e probabilmente non abbiamo mai considerato, è esattamente quel tanto e tantissimo che abbiamo perso, con l’arrivo inaspettato e tragico del Covid-19 nelle nostre vite.

 

 

 

 

Baricco, chiede al lettore di visualizzare la Pandemia come una figura “Mitologica” o “Mitica” in grado di fare sì una strage, ma di restare comunque come elemento “da ricordare” nei secoli dei secoli. Una figura che fa paura: ma una figura che attrae e che porta le persone a riflettere, in generale sui grandi dogmi della vita.

 

I frammenti che vanno letti, come il lettore desidera

 

“Sarebbe tragico considerare un castigo la malattia che uccide, ma sarà imperdonabile, pensare da ora in poi, che una sorta d’immunità ci tiene al riparo dalle conseguenze di ciò che facciamo.”

 

“Quel che stavamo cercando” si può leggere esclusivamente su smartphone, in un gesto intimo, e del tutto quotidiano come siamo abituati a fare, scorrendo le pagine dal basso verso l’alto. Una pagina pezzettino. Va ricordato che si può leggere, ma anche ascoltare, che è una cosa di per sé che porta sì all’ascolto di una voce capace, ma ci mette anche nella condizione di ascoltare e ascoltarci. I frammenti si possono leggere sia in ordine, dal numero 0 al XXIII, oppure saltando da uno all’altro, cercando altri sensi e nuove connessioni con un semplice click sulle parole, approfondendo percorsi: per attivare questa modalità del tutto rapsodica, basta trovare i cerchi che pulsano sotto le parole. E lasciarsi trasportare, a modo nostro. Un modo, che ci dà la sensazione di poter guidare il nostro sapere, anche se spesso è lui – il nostro sapere, per l’appunto – che inconsapevolmente dai nostri pensieri, è quello che ci porta a perderci tra le righe, che miracolosamente ci permette di ritrovarci.

 

Ciascun frammento si può condividere sui vari social e sulle app messaggistiche di  WhatsApp, direct Instagram, Telegram, Messenger di Facebook.

 

Insomma, sulla scia del “Game” scritto dallo stesso Baricco, di cui tanto si è parlato, e sparlato, vista la troppa concentrazione tecnologica dei nostri tempi, anche in “Quel che stavamo cercando” lo scrittore ci ricorda che ci si può abbracciare, che si può pensare, e che si può leggere, anche sui social, senza doverne sempre parlare male, per il loro utilizzo, improprio (ma non fatto da tutti)

 

Forse, un giorno scenderemo, come T.D. Lemon Novecento giù da questo Virginian dalle fattezze mitologiche e insane, e ci accorgeremo che è proprio l’oceano, e il mare mosso, la casa di chi si sa ritrovare e perdere in tutto questo gran casino. Non serve sempre la terra ferma, la terra sicura per vivere. E vivere davvero. Basta quel pezzetto di zattera a salvarci il culo. E non sempre è una mano tesa o un abbraccio, spesso anche in tempi di tempesta “quello che stavamo cercando”, quello che realmente ci serve per andare avanti, lo dobbiamo costruire da noi.

 


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