Negli ultimi tempi fa molto discutere l’ingresso dell’Intelligenza artificiale in numerosi settori, tra cui quello dell’editoria, in cui l’IA potrebbe soppiantare non solo il lavoro di correttori di bozze, editor, impaginatori e illustratori, ma persino gli autori nella scrittura di un romanzo. Quali sono pregi e difetti di questa tendenza? Vediamoli insieme.

Editing e correzione di bozze

L’intelligenza artificiale ha dimostrato purtroppo di saper operare con rapidità ed efficienza in molte delle fasi che compongono il processo di realizzazione di un libro. Oggi sembra che siano a rischio diverse professionalità che partecipano alla realizzazione del prodotto finale, come la figura del correttore di bozze, che esamina il testo prima della stampa, e dell’editor, che supporta un autore nella correzione delle prime bozze del romanzo a livello macro, lavorando su trama, caratterizzazione dei personaggi e ritmo narrativo, e micro, concentrandosi su sintassi e lessico.

Traduzioni e creazioni di copertine

Se l’editing di un professionista, per il momento, sembra comunque reggere ancora il confronto con l’intelligenza artificiale, visto che l’analisi umana di un testo è tuttora fondamentale per garantire un romanzo che emozioni il lettore tenendo conto di tutte le tecniche narrative utili a rendere un libro indimenticabile, nel caso delle traduzioni e della creazione di copertine gli operatori di settore vivono con più sofferenza la competizione dell’IA.

intelligenza artificiale ed editoria

Fonte foto: wikipedia.org

Secondo un sondaggio diramato dalla Society of Authors, infatti, sembra che già un terzo dei traduttori e un quarto degli illustratori abbia perso il lavoro a causa dell’introduzione dell’Intelligenza artificiale nella produzione di un libro. Le traduzioni automatiche create con l’IA sono infatti sempre più esatte, e molto più rapide rispetto a quelle umane, e l’Intelligenza artificiale viene impiegata con regolarità nelle varie fasi di grafica editoriale.

Creazione di testi

Uno degli aspetti più dibattuti, tuttavia, è se sia lecito adoperare l’intelligenza artificiale per la creazione diretta di un testo, sia esso un articolo giornalistico o un romanzo. La richiesta editoriale sta crescendo a dismisura, con l’impegno a pubblicare sempre più libri e a scrivere articoli quasi in tempo reale con l’uscita delle notizie, e molti autori potrebbero essere tentati di scegliere la via semplice e farsi aiutare dalla IA nella creazione dei propri testi.

Qui, però, ci si scontra con il vero problema dell’Intelligenza artificiale. È vero, al momento l’IA è in grado di generare testi anche convincenti, ma è noto che, nella creazione di articoli di giornale, la IA può subire delle “allucinazioni” e pubblicare notizie false e distorte, per cui è fondamentale una revisione umana dell’articolo dopo un’attenta analisi delle fonti. In ambito narrativo, invece, i libri creati dall’Intelligenza artificiale sono poco originali e ripetitivi, lasciando comunque intuire al lettore (per il momento) quali testi sono frutto della creatività umana e quali sono stati creati da una macchina, e suscitano numerose perplessità dal punto di vista del copyright.

I casi eclatanti

Uno dei casi più eclatanti sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale come supporto nella creazione di un testo è stato quello di Nick Lichtenberg, giornalista di Fortune, che in pochi mesi ha scritto più articoli di quanti ne abbiano redatti i suoi colleghi in un intero anno; il giornalista ha dichiarato di aver effettivamente adoperato l’IA per la creazione dei suoi testi, ma di aver sempre controllato con attenzione le fonti.

Un altro caso che ha fatto molto discutere è stato quello di “Shy Girl” di Mia Ballard, un libro pubblicato da Hachette Book Group. Dopo le proteste di parecchi lettori, che hanno notato alcune incongruenze nel testo e uno stile di scrittura “sospetto”, il gruppo editoriale ha ritirato il romanzo dal mercato, promettendo per il futuro di impegnarsi maggiormente nella tutela dell’espressione creativa originale.

Le opinioni dei grandi autori

Oltre ai dibattiti che hanno travolto il mondo dell’editoria, anche numerosi autori hanno espresso la propria opinione in merito. L’autrice Rie Kudan, vincitrice del premio Akutagawa con il suo romanzo “The Tokyo Tower of Sympathy”, ha dichiarato durante la cerimonia di premiazione di aver adoperato ChatGPT per un 5% nella stesura del testo, utilizzandolo soprattutto per la creazione di dialoghi con una voce diversa dalla propria.

Ma anche il Re dell’Horror, Stephen King, ha ammesso di adoperare l’Intelligenza artificiale per le ricerche correlate ai suoi romanzi, non quindi per la stesura narrativa vera e propria, così come James Patterson, autore  di thriller che da anni collabora con degli autori umani nella scrittura dei libri che escono con il suo marchio editoriale, che nel 2025 ha dichiarato di aver incluso nel suo gruppo di lavoro anche la IA per il brainstorming delle trame e la creazione di scene di transizione, riducendo i tempi di stesura dei suoi romanzi da nove a quattro mesi.

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