Alla fine del XIX secolo la viticoltura europea si trovò davanti a un nemico tanto piccolo quanto devastante, la fillossera della vite (Daktulosphaira vitifoliae). Questo afide, proveniente dal Nord America, si insediò rapidamente nei vigneti europei, attaccando le radici di Vitis vinifera e provocandone il progressivo deperimento. Le lesioni radicali, spesso visibili sotto forma di noduli e tuberosità, interrompevano l’assorbimento di acqua e nutrienti, portando in breve tempo la pianta alla morte.

In un’Europa in trasformazione, dove l’agricoltura stava passando da un modello di sussistenza a un’economia sempre più di mercato, la diffusione della fillossera si tradusse in una vera e propria catastrofe sociale ed economica. Non era solo il vigneto a crollare ma l’intero sistema che ruotava attorno al vino come commerci, tradizioni locali e identità culturale.

I primi tentativi di contenimento furono numerosi ma spesso inefficaci inondare i terreni, utilizzare trattamenti chimici, persino coltivare le viti in sabbie sciolte. Solo dopo circa trent’anni di ricerche e tentativi contrastanti si arrivò a una soluzione duratura. Il rimedio, paradossalmente, arrivò dallo stesso continente che aveva introdotto il problema cioè l’America.

Le specie americane di vite, come Vitis riparia, Vitis rupestris e Vitis berlandieri, avevano sviluppato una naturale tolleranza all’insetto. Grazie al lavoro di professionisti come agronomi e botanici, nacquero i primi portainnesti resistenti, ottenuti con incroci interspecifici e in grado di adattarsi ai diversi ambienti pedoclimatici europei, dai terreni calcarei del sud della Francia alle zone siccitose dell’Italia meridionale. La pratica dell’innesto delle varietà europee su portainnesti americani divenne così la chiave di volta per la sopravvivenza della viticoltura, infatti, non bastava l’esperienza empirica tramandata di generazione in generazione ma è stato necessario ricorrere alla conoscenza scientifica, alla genetica, alla selezione. Oggi sappiamo che la resistenza dei portainnesti si valuta proprio sulla base della capacità di limitare la formazione di noduli e tuberosità radicali, parametri fondamentali nella selezione dei materiali vivaistici.

La storia della fillossera ci insegna che anche un organismo microscopico può cambiare la storia agricola di un continente ma ci ricorda anche quanto siano decisive la ricerca scientifica e la capacità di adattamento.

You May Also Like

I 10 piatti più mangiati al mondo

Per gli amanti del gusto e della buona cucina che amano scoprire sempre nuovi sapori, ecco i 10 piatti più mangiati al mondo!

M&M’s VS Smarties – Storia di una dolce rivalità

M&M’s e Smarties sono tra i marchi più famosi di cioccolatini. E la loro lunga storia si compone anche di una accesa rivalità.

Un piatto tipico lombardo: Brüscitt e polenta

Sulle tavole di Busto Arsizio la ricetta tradizionale di Brüscitt e polenta.

Le boulangerie francesi: storia e prodotti tipici

Le boulangerie sono famose per la produzione di baguette ma anche di molti dolci della tradizione francese. Tuttavia quanti di noi conoscono la loro origine?