Che cos’è un operatore olistico?

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Fonte foto: Zone Riflesse

 

È lunedì, la sveglia suona alle sei e, che tu voglia o no, sei obbligato ad alzarti e ad andare al lavoro. Il blue Monday è un trauma universale, ma che ne diresti se il tuo lavoro fosse considerato stravagante o fosse sconosciuto ai più?

 

Abbiamo intervistato Giada, un’operatrice olistica di 35 anni, che vive in Emilia Romagna. Ha iniziato a lavorare subito dopo il diploma, senza mai abbandonare la sua passione per il benessere della persona.  Oggi pratica finalmente la professione dei suoi sogni.

 

L’intervista

 

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

 

“Mi occupo di benessere della persona a 360 gradi. Dopo un primo colloquio conoscitivo, durante il quale mi faccio un’idea di chi ho di fronte e di eventuali problematiche a livello psicosomatico, studio un modus operandi personalizzato per aiutare a stare meglio con sé stessi e col mondo circostante. Parto dall’alimentazione, che adatto al biotipo della persona senza e invito la persona a svolgere un’attività fisica congrua ai suoi gusti e al suo stile di vita. La parte psicosomatica, la più delicata da trattare, viene investigata senza invadere lo spazio personale del cliente. A seconda del tipo di problematica o di eventuali blocchi, lavoro in team con altri operatori olistici specializzati in diversi campi, suggerendo uno o l’altro trattamento.”

 

Esiste un percorso formativo specifico per svolgere il tuo mestiere?

 

“Ho iniziato a studiare le terapie alternative circa 15 anni fa, quando ancora frequentavo le superiori. Sono cresciuta in una famiglia di artisti, e mia madre insegna yoga da 30 anni, così ho sempre avuto a disposizione in casa libri “new age” sui quali ho iniziato a studiare in autonomia. Negli anni ho svolto corsi di reiki, aura-soma, numerologia, cristalloterapia, sciamanesimo e altri corsi per quanto riguarda la nutrizione. Recentemente ho inoltre deciso di iscrivermi all’università alla facoltà di psicologia, per poter offrire un servizio che possa essere completo sia dal punto di vista olistico che scientifico.”

 

Hai sempre voluto fare questo lavoro o è stato casuale?

 

“Ho sempre sentito forte il bisogno di mettermi a disposizione delle persone. Sono dotata di forte empatia e ottimo intuito, pertanto mi è sempre risultato naturale offrire il mio supporto nelle situazioni di difficoltà delle persone a me care. Farlo anche per gli estranei è stato un passo abbastanza ovvio, ma non privo di ostacoli.”

 

Come viene percepito il tuo mestiere nella tua città? È inusuale o abbastanza diffuso?

 

“In un mondo come quello attuale, che mette in contrapposizione chi è rigorosamente fedele alla medicinatradizionale a chi rifiuta un vaccino durante una pandemia, distinguersi con un progetto olistico non è semplice. Proprio per questo sono molto motivata a laurearmi in breve tempo, per riuscire a mettere d’accordo sia chi è strettamente legato alla scienza che chi si affida di più alle emozioni. Per come la penso io, lo stare bene è figlio di un equilibrio tra le due cose, ed è quello che miro a trasmettere alle persone.”

 

Con che tipo di clientela hai a che fare abitualmente?

 

“Le mie clienti sono quasi esclusivamente donne (30-50 anni) che sentono il bisogno di mettersi in gioco per sentirsi meglio con sé stesse e in relazione al mondo. Non disdegnerei affatto poter seguire qualche uomo in più, anche se, si sa, spesso e volentieri i maschietti tendono a voler fare i “duri” e a non chiedere supporto a nessuno, neanche nei momenti più difficili.”

 

Hai a che fare con persone particolari? Vuoi condividere un aneddoto divertente o un fatto spiacevole?

 

“Partendo dal presupposto che con tutti i miei clienti c’è rigorosamente il segreto professionale, più che un aneddoto mi piacerebbe condividere con i lettori la gioia che i clienti hanno dopo poco tempo che seguono il mio percorso. Le persone si riscoprono più felici, soddisfatte, motivate. E questa è la più grande ricompensa per me.”

 

La pandemia ha influito sul tuo lavoro?

 

“Le sedute si possono tenere anche su piattaforme digitali, anche se la presenza fisica è sempre meglio per avere reazioni (e relazioni) naturali e non veicolate tramite uno schermo. A dire la verità, la pandemia dovuta al Covid mi ha dato più tempo per studiare e formarmi professionalmente, avendo drasticamente ridotto il tempo che prima trascorrevo in viaggio per lavoro.”

 

Possiamo trovare Giada sul www.mangiaviviama.it e sui social agli indirizzi mangiaviviama.nutrizioneolistica su Facebook e mangia_vivi_ama su Instagram.


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