Fonte foto: Wikipedia

Le sue opere sono considerate all’avanguardia e hanno ispirato moltissimi stili, come il palcoscenico del Festival di Sanremo del 1967. Stiamo parlando di Paolo Scheggi, uno dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale negli anni Sessanta.

Sarà possibile ammirare le sue opere alla Cardi Gallery, allestita per l’occasione il 26 gennaio. La mostra sarà visitabile fino al 23 aprile, dal lunedì al sabato.

Parliamo di Paolo Scheggi

Composizione Paolo Scheggi

Fonte foto: Associazione Paolo Scheggi

Nato nel 1940 a Settignano, in provincia di Firenze, a soli 21 anni Paolo Scheggi si stava già facendo strada nella neo-avanguardia, con Lucio Fontana come suo mentore.
Le sue opere erano uno studio particolare formate da tele sovrapposte e monocrome, su cui il pittore aveva effettuato delle aperture di varie forme, in particolare utilizzando le curve e i cerchi. Queste composizioni vengono chiamate Intersuperfici e influenzarono tutti i settori in cui l’arte era coinvolta: architettura, design, ma anche il mondo della moda e del teatro.

Paolo Scheggi entrò a pieno diritto nella storia dell’arte, raggiungendo la fama in tutto il mondo.

La morte lo colse nel 1971, a soli 31 anni, ma la sua arte rimase viva per moltissimo tempo.

Paolo Scheggi composizione

Interfiore 68
Fonte foto: Catalogo Arte Moderna

L’esposizione, curata da Ilaria Bignotti, è pensata come un’immersione totale nell’opera di Paolo Scheggi. Non ci si limiterà a guardare le sue composizioni come nel più classico dei musei, ma si avrà la possibilità di entrare dentro la sua opera, soprattutto nella sala in cui verrà riprodotto Interfiore, un ambiente completamente immersivo comporto da anelli fluorescenti di varie dimensioni e forme.

Ha dichiarato Ilaria Bignotti:

“Fontana aveva messo per iscritto la sua stima nei confronti di quei quadri così profondamente neri, bianchi, rossi, in una lettera carica di presagi rispetto alla carriera intensa e folgorante che Scheggi stesso avrebbe percorso”.

Sarà possibile la vita e l’arte di Paolo Scheggi anche grazie alle dichiarazioni dei critici dell’epoca, in particolare Germano Celant e Angelo Fronzoni, con cui il pittore aveva collaborato.

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