Il primo vampiro non è Dracula ed è una persona realmente vissuta

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Non è Dracula

Iniziamo subito scardinando un mito, il padre dei vampiri nella Letteratura non è Bram Stoker, il creatore di Dracula, e non è nemmeno Le Fanu. Preparatevi a un’emozione forte perché il primo vampiro della letteratura gotica è firmato niente meno che da Jhon Polidori e la sua storia è più che avvincente. Il suo racconto Il vampiro viene pubblicato per la prima volta nell’aprile 1819, firmato però come Lord B. Ma se l’autore è Polidori e il vampiro protagonista del racconto si chiama Lord Ruthven, chi è Lord B.?

Il primo vampiro nasce da una persona realmente esistita

Per risolvere questo mistero dobbiamo andare al 15 giugno del 1816 per sederci nel salotto di villa Diodati a Ginevra. Gli amanti della letteratura gotica hanno già sicuramente capito di che notte si tratta: è la notte in cui Polidori, Mary Shalley, Percy B. Shelley, Claire Clairmont e Lord Byron su suggerimento di quest’ultimo, per scacciare la noia, decidono di intrattenersi scrivendo e raccontando storie di vampiri.

Quando Polidoro abbozza l’idea di quello che nel 1819 diventerà il racconto Il Vampiro, Lord Byron si è già dileguato; questo fatto però non impedisce a Polidori di renderlo il protagonista della sua storia. Anche perché, detto fra noi, George Byron, poeta romantico, personaggio tormentato dell’aristocrazia inglese, dotato di uno sguardo glaciale, una presenza dai lineamenti delicati ma forte, mossa dall’inquietudine e incapace di trattenersi dai suoi istinti, si rivela essere il soggetto perfetto per impersonare il vampiro dandy e un po’ bohemien che tanto ci piace ancora oggi. Così, visto che il racconto parla realmente della vita dell’amico, Polidori lo firma goliardicamente con il suo nome. Questo perché non solo Lord B., Lord Ruthven e Lord Byron sono la stessa persona, ma la trama della storia è ispirata al frammento che Byron stesso scrive durante la serata.

L’ira di Lord Byron e la tragedia

Ma ai vampiri, lo si sa, i vampiri non piacciono, e quando il racconto arriva ad avere successo e Lord Byron ne scopre l’esistenza dice subito che non è di suo pugno e che “ho inoltre una personale avversione per i vampiri”. Eppure sembra davvero un vampiro in tutto: rinunciando all’attribuzione del racconto la fama si riversa su Polidori che, incapace di gestire la vita che gli si presenta, si suicida con il cianuro a soli 26 anni. Così la generosità di Lord Byron e quella del suo alter ego vampiresco finisce per rivelarsi, in entrambi i casi, una gentilezza capace di generare solo disgrazia e distruzione.

Il vampiro tipo e l’amore tragico

In questa prima storia, sospesa fra racconto e vita reale, troviamo una buona parte di quella che nel corso del tempo si consolida come la personalità tipo del vampiro moderno. E si tratta proprio di quella che porta alla speculazione dotta intorno alla natura del vampiro che si sviluppa nel corso del XVII secolo.
Congetture che delineano il vampiro come una creatura non propriamente demoniaca ma con una corporeità differente da quella umana. Nati dagli elementi e non dal fango, potrebbero fare parte delle creature che arrivano dalla quarta dimensione e per questo capaci di mutare forma.

Le creature nate dagli elementi però si avvicinano unicamente per innamoramento. Una piccola apparente incongruenza rispetto al vampiro del folclore che invece si avvicina per nutrirsi e per vendetta. Queste due caratteristiche contrastanti sono quelle che spesso trasformano l’amore dei vampiri in amore tragicoL’altro ingrediente dell’amore tragico è di natura squisitamente teologica. Infatti a compiere peccato non è questa creatura di altra corporeità ma l’essere umano che pensa di stare concedendo se stesso a una creatura demoniaca. Ergo: l’essenza del peccato consiste nel sapere peccaminoso l’atto commesso.

Il vampiro non è corruttore poiché sta solo seguendo la propria natura che in quanto tale non potrebbe essere o manifestarsi in altro modo. E che cos’è il vampiro, ancora oggi, se non quella figura esotica, l’errante che induce al desiderio e che porta chi non è pronto ad andare fino in fondo a pentirsi di aver ceduto all’amore eterno e alla natura animalesca?

La prima vampira nella letteratura

Ora, dopo aver anticipato di ben 78 anni la figura del vampiro romantico, è arrivato il momento di parlare della prima vampira nella letteratura. Come potete immaginare, non è Carmilla ma Geraldine, una delle protagoniste del racconto Christabel di Samuel Taylor Coleridge suddiviso in due parti e scritto tra il 1797 e il 1800. Nonostante i 72 anni che separano i due racconti, le analogie di sprecano poiché fra Geraldine e Christabel ci sono la stessa intesa e carica erotica che c’è fra Carmilla e Laura. Ma in Christabel non siamo che agli albori e tanto Carmilla di Le Fanu quanto il Dracula di Stoker non hanno nulla da invidiare ai loro precursori.

La natura del vampiro

Questo perché la natura del vampiro in fondo non è che la natura stessa dell’essere umano che esorcizza le proprie paure quali: morte, abbandono, malinconia, non accettazione, invecchiamento, solitudine. Il vampiro è quell’essere potenzialmente pericoloso che con l’immortalità può alleviare tutti questi mali rendendoti come lui o stroncando la vita all’improvviso. Ecco perché la sua figura è in costante evoluzione, inizialmente legato alla presa di coscienza della morte apparente e degli stati di conservazione dei cadaveri, amplia il suo raggio di azione al sangue.

Non dobbiamo dimenticare che per molto tempo si è pensato che il sangue fosse il vero custode della vita. Agli albori della psicologia ecco che il vampiro arriva a possedere la capacità del controllo mentale, in mezzo, a metà strada fra il cuore e il cervello c’è un altro sintomo, quello legato alla crisi d’ansia.

Carmilla

Questa tipologia di panico è quella che Laura, la voce narrante di Carmilla, descrive durante uno degli incontri notturni con la sua nuova amica. I temi trattati da questo racconto, però, sono ben più profondi e ancora molto attuali, primo fra tutti l’amore fra due ragazze.

Il secondo è che Laura trova umanità, amore e rispetto nell’unica creatura non umana di tutto il racconto. Si tratta di attrazione reciproca, Laura viene costretta a vivere isolata senza la possibilità di relazionarsi con dei coetanei, Carmilla è inesorabilmente attratta dalla malinconia dell’anima di Laura e finisce per innamorarsene perdutamente e inizia il processo di “vampirizzazione di Laura a sua insaputa. Da cosa lo si può evincere? Le altre vittime di Carmilla muoiono molto più velocemente ma di Laura si nutre con il contagocce per poter stare con lei più tempo possibile e durante i loro incontri ne cerca il corpo e non può evitare di soddisfarne i desideri.

Carmilla non vuole rivelare la sua natura a Laura perché teme di non essere accettata da quell’unica creatura che ama e che aspetta silenziosamente da anni di avvicinare. Carmilla viene attratta dalla solitudine di Laura sin da quando Laura è una bambina e aspetta paziente che Laura, almeno in apparenza, le sia coetanea. Quando infine Carmilla viene uccisa Laura perde in un sol colpo la sua amica, la sua amante e l’unica persona con la quale riusciva a parlare.

Cosa muore con Carmilla e cosa nasce dalla sua morte?

Con lei muoiono la possibilità di vedere accettato l’amore fra persone dello stesso sesso, l’accettazione della diversità e l’accoglienza di un modo di di vivere non consono alla società in cui Le Fanu vive. Muore anche la possibilità di concepire un erotismo libero di esprimersi nella propria intimità. Quello che inizia a germogliare è la consapevolezza che se si sono manifestati nel racconto, allora queste esigenze esistono e hanno bisogno di essere ascoltate. Ecco qui il vampiro moderno, quello che si insinua nella società non per mangiare ma per mostrarci i nostri appetiti e i nostri bisogni. Carmilla e l’amante instancabile che non vede barriere e che è disposta a tutto pur di stare con la persona amata.

Il colpo di coda: come nasce Dracula

Bram Stoker con il suo Dracula storicizza in una figura concreta il vampiro legittimandone l’esistenza. Lo fa scegliendo un personaggio che nel nome ospita i presupposti giusti per ospitare un Lord B. evoluto e consapevole di ciò che è: Vald III Dracula detto Tepes, principe di Valacchia. Il padre di Vlad III, Vlad II, viene investito dell’Ordine del Drago e per questo motivo il suo nome cambia in Vlad Dracul.

Vlad Dracula Tepes III passa alla Storia per due caratteristiche che lo contraddistinguono: riservatezza e sete di sangue, tanto da far nascere negli studiosi nuove congetture sull’etimologia del suo nome che passa dall’essere Dracul+A ovvero: figlio di colui che è stato insignito dell’Ordine del Drago. A: drac=diavolo ul=articolo determinativo. Passa alla storia come Vlad Tepes che tradotto è il ben noto Vlad l’Impalatore. Dunque Dracula non è il primo, e a dirla tutta la sua pubblicazione arriva nel pieno periodo di fermento della letteratura gotica; ma Dracula ha solide basi: il suo ideatore non solo è appassionato di vampiri ma è anche un Rosacrociano, un attento esoterista e un affezionato studioso di Vlad III e per finire un appassionato lettore della letteratura gotica.

Il romanzo non è solo forte della personalità del protagonista ma viene anche scritto in modo da creare nella mente del lettore una certa concretezza. Stoker attua questa meccanica inserendo a integrazione del romanzo: parti di diari, lettere, articoli di giornale, atti per l’acquisto di proprietà. Certo si tratta di materiale del romanzo, nulla di vero ma tutto quello che si legge può trovare un riscontro nella vita concreta. Le lettere tra Mina e Jonathan possono essere quelle fra due promessi innamorati che per un qualunque contrattempo si trovano costretti a vivere separati. I frammenti dei diari sono frammenti di vite e spesso anche quelli fuori dai romanzi custodiscono fra le pagine almeno un viaggio onirico. Gli articoli possono farsi forza dei trascorsi reali settecenteschi legati all’ondata di vampirismo. Gli atti notarili fissano nella mente del lettore il passaggio da una località all’altra, il vampiro va in una casa sua legittima e si circonda di ciò che il suo rango esige. Il romanzo prende e si entra nel vivo con facilità grazie a questo sistema che non palesa subito il vampiro inizialmente solo intuito, percepito, prima che si manifesti.

E infine il tocco romantico: questa sanguinaria creatura quando si presenta a Mina è magicamente diventata il vampiro byroniano: forte, nel fiore degli anni, conturbante, un gentiluomo misterioso, dallo sguardo immenso, gentile, loquace e fiero delle sue origini. Anche Dracula, come Carmilla, ha una sete diversa da quella dell’originario vampiro. Dracula percorre chilometri e attraversa il mare per amore, il cibo poteva trovarlo comodamente anche in Transilvania. Ma a differenza di Carmilla non è disposto a rinunciare alla sua natura e vuole essere seguito per lo stesso motivo per il quale si è mosso: l’amore.

Lestat e Louis

Così ecco a noi il nostro vampiro, ma ancora non è a noi del tutto contemporaneo. Il passo decisivo, il salto temporale che prende il vampiro per le mani e lo porta dal romanzo gotico agli anni ’70, viene fatto da Anne Rice che nel 1976 dà alle stampe Intervista col vampiro.

I diari del vampiro

Ormai completamente sdoganato e libero di agire, Lisa Jane Smith fa compiere un ultimo upgrade al vampiro nel 1991 con I diari del vampiro. Da questo momento in avanti non c’è più la polvere del tempo a separare l’essere umano moderno dal vampiro. I riferimenti che permettono di mantenere il filo di connessione sono tanti. La dualità tipica in cui il vampirizzato e il vampiro sono tanto in connessione da essere uno l’alter ego dell’altro si trasforma in un vero e proprio doppio.

Katherine Von Swartzshild, ovvero la vampira aristocratica che vampirizza i due fratelli Salvatore Stefan e Damon, ha un doppio moderno in Elena Gilbert, la protagonista della quale i due fratelli si innamorano. Elena è un po’ Mina e un po’ Lucy. Ci sono momenti in cui appare forte e determinata e altri in cui la sua mancanza di razionalità porta i due vampiri innamorati a perdere del tutto il controllo. Stefan Salvatore, colui che scrive il diario, con il suo diario richiama subito con il pensiero a Dracula. Damon, il fratello di Stefan, è in tutto e per tutto il nostro Lord B. ma negli anni 2000.

In questa serie di romanzi il vampiro acquista la capacità di spegnere i sentimenti; quando decide di farlo torna a essere la creatura primordiale che risponde solo alla sete di sangue. La parte interessante è che il motivo che lo spinge a farlo è la sofferenza data dall‘eternità. Questo male, già percepibile in Carmilla e in Dracula, qui domina a sprazzi molti dei vampiri presenti nella saga.

Il male di oggi, quello che con i nuovi vampiri tentiamo di affrontare, è la paura di non poter sostenere il dolore. Un dolore dato dal giudizio sociale. Il vampiro di oggi ci chiede di non avere questa paura e di mostrarci per come siamo, qualunque sia la conseguenza è certamente migliore rispetto allo spegnerci e perderci in cambio di assenso. L’insieme di quei sentimenti ci rende veri e ci spoglia di quella malinconia cronica che ci affligge da secoli.

In conclusione, il vampiro non può essere visto nello specchio poiché il suo riflesso è l’intera società e non può stare nel riflesso di una sola creatura. Ma ognuno di noi, singolarmente, può specchiarsi e scoprire che siamo tutti dei Lord Byron. Cerchiamo l’amore, combattiamo la morte, non vogliamo soffrire, vogliamo vivere con passione. Ecco perché non possiamo che accettare questa figura, giustificarla e segretamente tentare di raggiungerla perché:

Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare.

Lord George Gordon Noel Byron


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