“La Sindrome degli amori passati” è il secondo lavoro dei Ann Sirot e Raphael Balboni, con un tema quanto mai attuale. Già nel primo “La folle vita”, dove i protagonisti decidevano di avere un erede ma dovevano affrontare al tempo stesso i primi imprevedibili e spesso comici sintomi di demenza della madre di lui, si è potuto lo stile bizzarro dei due registi belgi.
Dopo il successo di critica e di pubblico alla Semaine de la Critique di Cannes 2023, anche il secondo film si muove su questa linea, con un’ altra coppia e con un altro punto di vista sulle dinamiche del concepimento. Un tema profondo ma affrontato in una forma leggera, innovativa, acuta.
Tutta la storia di “La Sindrome degli amori passati” gira intorno ad una teoria: se i figli non vengono, è perché non abbiamo dimenticato le nostre relazioni passate. Rémy e Sandra conducono una vita tranquilla insieme. Dopo molte difficoltà nel concepire, rimangono sconvolti nello scoprire di essere affetti da un’inaspettata e bizzarra condizione: soffrono della “sindrome degli amori passati”.
Un’altra coppia che vorrebbe suggellare il proprio legame con un figlio che però sembra lontano dal voler arrivare. Questo problema rivela un impedimento dato dalla mente, dalla memoria, ed è allora che il terapeuta della coppia prescrive l’assurda cura scientifica: solo andando a letto ancora una volta con ognuno dei loro precedenti amanti i due potranno guarire.
Inizierà allora una assidua ricerca dei propri ex, nella speranza di poter sbrogliare il nodo che impedisce alla coppia di raggiungere il proprio obiettivo. Gli esiti ovviamente saranno esilaranti.
Prodotto da Hélicotronc e Tripode Productions e distribuito da Wanted Cinema, La sindrome degli amori passati è una commedia intelligente e romantica, che si interroga e ci interroga sull’intricato intreccio tra amore, desiderio, sesso e famiglia.
Il film è al cinema, nelle sale italiane, dal 5 Settembre 2024.
Laureata in Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale alla Federico II di Napoli. All’età di 5 anni volevo fare la “scrittrice”, mentre adesso non so cosa di preciso mi riserverà il futuro. Ma una cosa certa è che la scrittura risulta essere ancora una delle mie attività preferite, una delle poche che mi aiuta di tanto in tanto ad evadere dal mondo.