5 mete abbandonate da non perdere in Lazio

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Sebbene la regione Lazio sia colma di beni da scoprire, è la capitale a giocare il ruolo principale, conducendo sull’orlo del dimenticatoio diversi borghi ormai disabitati, i quali non perdono la propria integrità culturale. Questi luoghi conservano ancora la magia del passato, con edifici ricchi di storia e la natura nascosta sempre dietro l’angolo.

Ecco 5 borghi rimasti nell’ombra da non perdere in Lazio: 

Chia: 

È qui che Pier Paolo Pasolini acquista una torre, di cui ne parla nel “Potere delle ceneri” del 1966, anche se diverrà sua nel 1970, la costruzione del 1250 viene ristrutturata dallo scrittore, che la trasforma in una casa circondata da vetrate, in modo tale da osservare meglio il panorama.

Da non perdere nel paesino sono le cascate di Fosso Castello e le ormai costruzioni coperte di verde, che un tempo lontano erano degli altari per celebrazioni etrusche. Un ulteriore punto di interesse è la terrazza panoramica, la necropoli e la piramide etrusca.

Antuni:

Per godersi la vista mozzafiato sul Lago del Furano vale la pena salire al Borgo di Antuni, in cui il verde e l’acqua sono i principali protagonisti. Il lago è frutto della diga del 1939, ed è di colore verde a causa del prato sottostante ad esso. 

Il borgo inabitato lo è ormai dalla Seconda Guerra Mondiale, l’intenzione era quella di distruggere il ponte, ma invece di colpire quest’ultimo, ne fu vittima il paese. Ad oggi ci resta da visitare a Antuni il Borgo ed Eremo di San Salvatore, con la prenotazione all’Associazione Camminando.com, per poterlo visitare con amici e parenti di domenica. 

Ninfa:

Questo paesino conosciuto in particolare per il suo giardino da sogno, considerato uno dei più belli del mondo dal New York Times, lo è anche per le rovine fin dal 1800. 

In questa zona sorgeva un tempio di origine greca dedicato alle ninfe, da qui la scelta del nome per il borgo. Oltre a visitare il giardino ripieno di ciliegi e meli in primavera e sempre colorato in Inverno, da non perdere è il Castello Caetani.

Rocchettine:

Dei due castelli, uno di fronte all’altro, dei paesi Rocchette e Rocchettine, borghi medievali nei pressi di Rieti, ne resta ben poco. 

Rocchette a differenza di Rocchettine, possiede ancora un centinaio di abitanti, mentre a quest’ultimo non resta più nessuno. Un tempo era chiamata Rocca Guidonesca e nel XIII d. C. aveva il compito di proteggere il passaggio che metteva in comunicazione Rieti con la valle del Fiume Tevere. 

Dell’interno del castello resta ben poco, solamente l’esterno, ma è al suo interno che il 10 Agosto, giorno di San Lorenzo è possibile visitare la chiesa dedicata al Santo.

Monterano:

Ultimo ma non di minor importanza, Monterano, ormai località fantasma, era occupata da popoli, che credevano nella presenza della foresta e delle polle d’acqua sulfurea, i quali stavano ad indicare un mondo sotterraneo, solo nel 1300 si insidia la religione cattolica, portando il borgo ad un massimo splendore negli anni a venire. Sede episcopale, ha ospitato diverse famiglie potenti come gli Orsini e gli Alterni. 

Meta da non perdere è la chiesa e il convento di San Bonaventura, per rivivere le scene del Marchese del Grillo. 

Sempre proseguendo si può osservare l’acquedotto a doppia arcata, la Fontana ottagonale progettata dal Bernini e per finire le cascate della Diosilla.


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