Le 8 cose più inquietanti della morte di John Lennon

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Fonte foto: supereva.it

8 dicembre 1980:  ad un decennio dallo scioglimento dei Beatles, muore John Lennon. Lo colpiscono alle spalle 5 proiettili, partiti da una Charter Arms 38, per mano di uno squilibrato che si professava suo fan. Un evento drammatico, sconvolgente che, a distanza di anni, suscita clamore ed inquietudine.

Misteri ed enigmi aleggiano, infatti ancora oggi, attorno alla vicenda che ha sconvolto il mondo della musica. Ecco le 8 cose più inquietanti che raccontano l’omicidio più efferato della musica.

L’ultimo scatto con un fan

L’8 dicembre 1980 John Lennon, insieme alla moglie Yoko Ono, si divideva tra servizi fotografici per Rolling Stone ed interviste. In quel periodo, vivevano al Dakota Building, l’hotel di lusso vicino Central Park.

Fonte foto: feelnumb.com

Tra i vari impegni, Lennon trovò il tempo, nel pomeriggio, di accontentare un gruppo di fan fuori l’albergo, assecondando richieste di foto ed autografi. Tra i fan, lui, Mark Chapman, che gli porse l’ultimo album Double Fantasy. “Is this all you want?” chiese Lennon al ragazzo, che, felice del momento, annuì sorridendo. Quell’istante fu immortalato da un fotografo, Paul Goresh, inconsapevole della natura inquietante di quello scatto.

L’ossessione per “Il giovane Holden”

Chapman attese per 4 lunghe ore la sua vittima fuori l’albergo, con in tasca una Charter Arms 38, la pistola da cui partirono i colpi mortali, ed un libro, “Il Giovane Holden“. Il frontespizio riportava una sua scritta «Questa è la mia dichiarazione», con sottolineato «questa». Si era firmato Holden Caufield.

Il romanzo fu un’ossessione fin da adolescente: la battaglia del personaggio Holden contro gli ipocriti, si riversa nella vita reale di Chapman che si scaglia contro quello che prima era un mito ed ora un “phony”, un falso, John Lennon. “Sono sicuro che una grossa parte di me sia Holden Caulfield, che è il protagonista del libro. Una piccola parte di me deve essere il diavolo” così avrebbe poi affermato Chapman.

Le canzoni dei Beatles

La moglie di Chapman sospettava da tempo che sarebbe successo qualcosa: sentiva spesso il marito cantare alcune canzoni dei Beatles cambiandone il testo, adattandolo a quello che era il suo piano: uccidere Lennon. «The phony must die, says the Catcher in the Rye» o «Imagine John Lennon is dead».

L’ossessione per John Lennon

L’omicida era un fan ossessionato dai Beatles fin da ragazzino. Era, inoltre, assillato dalla figura dominante di John, al punto da aver sposato, proprio come il suo idolo, una donna americana di origini giapponesi.

La canzone premonitrice

Double Fantasy fu l’ultimo album di John, lo stesso che il suo killer gli chiese di autografare. Alla sua morte, sale in cima alle classifiche di tutto il mondo. Nel 1988 esce “John Lennon Anthology“, che include una canzone premonitrice, scritta per Ringo nel 1980. “They say life begins at forty / Age is just a state of mind / If all that’s true / You know that I’ve been dead for thirty-nine”. Riascoltandola, risulta inquietante la coincidenza d’età.

Le ultime parole

Chapman, dopo aver atteso per ore il suo ritorno, attira l’attenzione dell’artista, chiamandolo con estrema gentilezza: “Hey Mr Lennon?”.  John si volta, viene colpito alle spalle dai proiettili, si trascina alla guardiola dell’hotel e sussurra: “I’m shot, I’m shot”.

Queste saranno le sue ultime parole, prima di crollare a terra. Il custode dell’albergo riesce d’impulso ad aggredire Chapman, sottraendogli la pistola. Gli chiederà, urlando: “Sai cosa hai appena fatto?”. Il killer risponderà con una calma inquietante: “Ho appena sparato a John Lennon”. Non opporrà nessuna resistenza, all’arrivo della polizia.

“Se succede qualcosa a Yoko e a me, non sarà un incidente”

Lennon non era un semplice cantante. Il suo impegno sociale ed attivismo contro la guerra in Vietnam lo espose in contesti pericolosi, lontani dalla musica. I federali misero sotto controllo Lennon per diversi anni, pedinandolo e registrando le sue telefonate. Una teoria avanzata da Fenton Bresler, nel libro “Who Killed John Lennon?” ipotizzava che Chapman fosse della CIA: plagiato da alcuni agenti sotto copertura, fu indotto a compiere il folle gesto, secondo il programma MK-ULTRA del 1975.

La pena del killer

Chapman viene arrestato, con l’accusa di omicidio di secondo grado ed essendosi dichiarato colpevole, è condannato alla reclusione da 20 anni all’ergastolo. Nel 2000, però tenta una richiesta di scarcerazione sulla parola, che fortunatamente gli viene rifiutata. Nel 2012, dal carcere di Attica, è trasferito a quello di Wende.

Fonte foto: rollingstone.it

Più volte, nel corso degli anni, ha provato a chiedere la libertà condizionata, ma senza successo. Ha ammesso di essersi reso conto della gravità dell’omicidio, definendolo “atto spregevole”, commesso per “gloria personale”. Più volte ha ribadito che ha ucciso John Lennon solo perché “era molto famoso”. Dirà poi: “Il suo ‘tutto’ e il mio ‘nulla’ hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo“.

 


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