Diego Armando Maradona: la rockstar del calcio

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Oggi il volume delle radio si abbassa in segno di lutto. Il calcio, quello di un tempo, quello giocato con passione ed arte non c’è più. Oggi Diego Armando Maradona ci ha lasciati per dominare altri campi.

 

Maradona non è un semplice cognome. Maradona è l’appellativo che usiamo per definire un fuoriclasse, un supereroe, uno fuori da ogni schema e regola. È animo, passione, rivoluzione; è l’allegria contagiosa che arriva oltre il campo da calcio, è il temperamento da rockstar, tra eccessi e lusso.

 

Una perdita che non tocca solamente lo sport. La musica gli ha da sempre reso omaggio, nominandolo, descrivendone performance ed unicità. Oggi il ricordo commosso delle star della musica riempie i social: da Vasco Rossi ad Enrico Ruggeri, passando per i partenopei Gigi D’alessioNino D’AngeloClementino e Liberato.  

 

Quando ci incontravamo ero un bambino che guardava quegli occhi buoni e luminosi e ascoltava storie. Una vita meravigliosa e terribile. Ha dato lustro e dignità alla sua Napoli” così Ruggeri ricorda il mito, il genio del calcio a cui aveva dedicato “Il fantasista” un suo famoso pezzo del 1997, un vero inno al calcio quello lento e ragionato, meno pettinato, proprio come quello di Diego.

 

 

 

 

Nino d’Angelo, il ragazzo della curva B, invece, lo ricorda con il cuore tremante: “Mi inchino davanti a te, caro Diego, ragazzo del Barrio che sei diventato re del riscatto mondiale

 

Tutti conservano gelosamente nel loro archivio fotografico un’immagine che li ritrae in compagnia del mito e lo sfoggiano oggi con fierezza e malinconia. I più fortunati ricordano l’emozionante esperienza di aver condiviso con lui un palco. Era l’8 marzo 1981 ed i Queen, in tour in Argentina, durante l’esibizione di “Another one bites the dust” lasciarono il palco al Pibe de Oro, davanti a 55 mila persone in adorazione. Oggi Brian May lo ricorda così:

 

 

Half Angel, Half Devil, they said … and all genius. Greatest Of All Time ? I wouldn’t know. But a wonderful talent

 

 

 

 

Innumerevoli i tributi in musica negli anni. Una canzone diceva: “Si yo fuera Maradona/ Viviría como él/ Porque el mundo es una bola/ Que se vive a flor de piel” (“Se fossi Maradona/ Vivrei come lui / Perché il mondo è una palla / Che vive in superficie”). Così cantava un Manu Chao emozionato di fronte a Diego Armando, di cui era un grande fan. Un inno al genio e alla sregolatezza di una vita vissuta al massimo.

 

 

 

Non dimenticheremo mai il suo primo ingresso al San Paolo: 5 luglio 1984, ore 18:30, una folla urlante, 50 fotografi ed altrettanti cameraman puntano una testa dai folti capelli ricci e dal sorriso contagioso. Diego Armando Maradona debutta nella sua città come una vera rockstar.

 

Brian May aveva detto in un’intervista:

 

I calciatori sono un po’ come le rockstar entrambi sono soggetti all’adulazione della folla ma anche a delle critiche tremende.  Eppure penso a personaggi come Maradona e mi dico: ma come farà? Finché vai in campo sei un dio e poi, appese le scarpe al chiodo, ti tocca reinventarti e diventare una persona normale”.

 

D10S è la rockstar del popolo, è il punk anticonformista, la musica che rivoluziona e che non muore mai. 

 

 

 

 

 

 

 

 


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