La Sad a Sanremo con "Autodistruttivo"

La Sad a Sanremo con “Autodistruttivo”

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La Sad. Articolo italiano, nome il inglese che sta a significare “tristezza“. Questo è il nome del gruppo formato da Theø , Plant e Fiks. Un gruppo, dai contorni emotivi neri ma dai capelli colorati. Un gruppo che forse, stonera’ con gli artisti alla quale ci ha abituato la musica italiana, per tanto troppo, tempo, ma che ha tutte le caratteristiche per lasciare il segno.

Autodistruttivo scritta da Riccardo Zanotti

Ho deciso di parlarvi di loro ma soprattutto del loro brano “Autodistruttivo” scritto il collaborazione con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Due generi diversi i loro che si sono uniti, nella buona riuscita di un pezzo “punk” o meglio “punx” della “alla Sad”  dal significato complicato ma allo stesso tempo, in grado di evidenziare parte di quello che sono questi ragazzi. Di cui se volete approfondire storia ed origini trovata un articolo qui, che parla di loro.

Perché “La Sad”?

La Sad Italiana

Devo dire la mia -come sempre-,  i gruppi che dicono e raccontano la verità nelle loro canzoni, oltre all’amore, alle favolette mi sono sempre piaciuti. Più di quelli che ti cantano la “rava e la fava” di canzonette sempre a lieto fine. Se cercate quel genere di musica, andate ad ascoltarvi altro, in questo gruppo, infatti l’utilizzo di vocaboli vietati ai minori e la parole tabu: sesso, droga  e rock’n’roll sono largamente utilizzate, ad enfatizzare tutto quel malessere che la società ci impone, e di cui, a volte dimentichiamo di essere noi stessi i primi responsabili. Questi ragazzi, non si tirano indietro. Sanno che una parte del “male” che si prova, è colpa anche di loro stessi, non hanno paura a dirlo, non hanno remore a cantarlo.

La canzone

Ed ora apriamo le danze parlando del testo di autodistruttivo:

La canzone inizia sempre con il parlato: “Sto nella Sad” che è proprio l’urlo distintivo di questo trio. Ogni loro canzone inizia in questo modo, forse a richiamo di prendersi un momento, sia per il cantante che per l’ascoltatore. Come ad invitare qualcuno a mettersi in ascolto, non solo di quella canzone, di quel gruppo, ma anche di tutto ciò che abbiamo dentro.

Questa è la storia di un’altra vita sprecata
Di un figlio triste appena scappato di casa
Lui è cresciuto in fretta dopo un’infanzia bruciata
Con sua madre che urlava, il padre che lo picchiava
Per loro non ha senso credere nei sogni
Ma lui sa che il suo tempo vale molto più dei soldi
E vive sotto effetto per scappare dai ricordi

Una storia che li accomuna

In molte delle loro canzoni, c’è questo filo conduttore, quello di una vita difficile, uno spaccato di vita quotidiana di tanti adolescenti di oggi. Una vita che fa fatica a risalire, che a volte si trova in bilico tra milioni di problemi. Quando l’infanzia è stata tradita con le botte, con le urla, non è facile per nessuno ricostruirsi. Credere nei sogni è addirittura utopia.

E sono solo uno dei tanti
Col sorriso triste e con gli occhi stanchi
Che non riesce più a fidarsi degli altri
Con una mano mi abbracci e con l’altra mi ammazzi
E sono stato sempre quello solo
Perché non sono mai stato come loro
Che hanno lo sguardo pieno d’odio e il cuore vuoto
Il nostro amore maledetto mi mancherà in eterno
E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino

Anche l’amore “tossico” e “malato” che diventa l’unica appiglio distruttivo al quale aggrapparsi è una tema ricorrente nelle canzoni di Theø , Plant e Fiks. Un amore che muore nel momento in cui nasce, perché costruito su basi “malate”. Un’insicurezza di fondo, comune, non solo ai giovani, ma anche a molti adulti. Non a caso la partecipazioni di questi artisti è stata al centro di molte polemiche.

Riconoscersi nel dolore

E affoghi fino a quando non provi emozioni
Lui ha imparato come si sopravvive là fuori
Molto più dagli errori che dai suoi professori
L’amore spacca il cuore a metà
Ti lascia in coma dentro il solito bar
Nessuno resta per sempre tranne i tattoo sulla pelle
Prendo qualcosa se qualcosa non va
E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino
Affogo in una lacrima perché il mio destino è autodistruttivo

È un testo che volge lo sguardo e riflette su temi emotivi struggenti, la lotta personale, con la narrazione della propria storia, e l’apprendimento di determinati comportamenti attraverso gli errori. Inoltre, c’è quella parte legata all’amore che a volte fa male, che ci indica anche la potenza appunto distruttiva di questo sentimento. Non è un è un falso mito. Sono cose che viviamo tutti i giorni.

In conclusione

È una canzone che va sicuramente ascoltata, ma dalle parole, si può già intuire che la visione del dolore, anche come crescita personale, non appartiene solo a me, ma anche ad altre persone, che mostrano il loro caos interiore attraverso la musica, e provano a farsi del bene senza torcere un capello a nessun’altro. Forse da loro si, dovremmo imparare questo: che ci si può convivere con il dolore e tirarci sempre fuori qualcosa di buono.

 

 


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