“Strada facendo” con Claudio Baglioni

Condividi su

Per scrivere questo articolo ho messo ai piedi le scarpe da ginnastica e nelle orecchie gli auricolari. Sono uscita di casa e Strada facendo, a passo svelto, ho ascoltato più e più volte il brano che porta questo titolo e di cui io sono innamorata.

Mi sono lasciata pervadere dalle parole, facendole arrivare fino dentro al cuore, lì dove potrebbero fare più male o forse più bene. Ho permesso che si spandessero come olio, colmassero i solchi e plasmassero nuove forme di me. Se solo tutti riuscissimo a farlo e se, principalmente, riuscissimo a farlo nel modo giusto, saremmo tutti migliori.

La musica italiana vanta ancora firme d’eccezione e Baglioni è sicuramente una di queste. La profondità e la portata emotiva che trasmettono i suoi testi e la perfetta armonia che li lega al ritmo delle note arrivano dritto al cuore di chi ascolta.

Una realtà comune

Io ed i miei occhi scuri siamo diventati grandi insieme
Con l’anima smaniosa a chiedere di un posto che non c’è
Tra mille mattini freschi di biciclette
Mille più tramonti dietro i fili del tram
Ed una fame di sorrisi e braccia intorno a me
E sì, perché in molti ci potremmo rispecchiare in una condizione emotiva simile. Avere l’anima in cerca della propria identità, o dell’incastro perfetto per sé senza riuscirci mai.  Ci si può trovare in tanti a essere trasportati come automi in giorni sempre uguali e avere voglia, o meglio, bisogno di sorrisi e braccia che sorreggano, che coccolino, che accolgano. E quanti siamo a trovarci cresciuti in solitudine con di fronte solo i nostri occhi! Questa potenza arriva nello stomaco e attrae perché si comprende che il proprio malessere non è solo proprio. L’universalità del dolore coinvolge, abbraccia, lenisce.

La malinconia

Io e i miei cassetti di ricordi e di indirizzi che ho perduto
Ho visto visi e voci di chi ho amato prima o poi andar via
E ho respirato un mare sconosciuto nelle ore
Larghe e vuote di un’estate di città
Accanto alla mia ombra nuda di malinconia
Io e le mie tante sere chiuse come chiudere un ombrello
Col viso sopra il petto a leggermi i dolori ed i miei guai
Ho camminato quelle vie che curvano seguendo il vento
E dentro a un senso di inutilità
E fragile e violento mi son detto tu vedrai, vedrai, vedrai
Insiste Baglioni a descrivere il tempo che passa in silenzio, senza che nulla muti, nessuno resti o comprenda, o condivida. Siamo pregni di relazioni fragili che mettono a nudo la nostra inconsistenza, di fronte a un universo sconosciuto in cui non ci si riconosce, anche se lo si respira giorno dopo giorno.
E il giorno è fatto di ore interminabili e vuote con accanto solamente la propria ombra che sincera mostra di cosa siamo fatti, di cosa ci nutriamo, di cosa sopravviviamo: di malinconia!  Magnifica rievocazione di mancanza, di solitudine quelle sere chiuse come chiudere un ombrello. Sere che mettono fine ai guai, letti e riletti, accomodati e ripiegati senza possibilità di scampo, come il giorno che si spegne nel sonno.

La svolta

Strada facendo, vedrai
Che non sei più da solo
Strada facendo troverai
Un gancio in mezzo al cielo
E sentirai la strada far battere il tuo cuore
Vedrai più amore, vedrai
Ma ecco che tutto rinasce proprio come un altro giorno. Da soli, molto spesso, ci si reinventa perché la strada da percorrere cambia, curvando. Così si impara che gli incontri nel cammino servono, anche quelli che feriscono. Per quanto possa essere lungo il percorso segna sempre altri arrivi e ci si accorge che davvero soli non si è mai stati. Sorge il sole per svelarti quel gancio in mezzo al cielo che la vita dona sempre, che fa battere il cuore, che riscatta, che dona un senso, un posto e una meta.

L’umiltà

Io troppo piccolo fra tutta questa gente che c’è al mondo
Io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai
E ho corso in mezzo a prati bianchi di luna
Per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità
E giovane e invecchiato mi son detto tu vedrai vedrai, vedrai
Riconoscersi ultimi, piccoli nella grandezza del Creato può dare nuova linfa all’uomo. Inutile rincorrere successi, trionfi e riconoscimenti. L’importante è sognare, tentare e ritentare perché la vita ti farà perdere un treno o forse quello che aspetti non partirà mai, ma sarà vivendo che si imparerà che si è in viaggio già dal primo vagito e non ci si ferma mai.

Un epilogo dolce, ma concreto

E una canzone neanche questa potrà mai cambiar la vita
Ma che cos’è che ci fa andare avanti e dire che non è finita
Cos’è che mi spezza il cuore tra canzoni e amore
Che mi fa cantare e amare sempre più
Perché domani sia migliore, perché domani tu

Strada facendo vedrai (perché domani sia migliore, perché domani tu)

La conclusione allude palesemente alla ineluttabilità della sofferenza. La vita la porta con sé, in uno scrigno neanche poi così segreto. Una canzone lo svela, ma nulla cambia tranne se non è l’uomo stesso che lo vuole. E allora, si chiede l’autore, il poeta dell’amore, chi è che ci fa andare avanti e dire che non è finita? Strada facendo lo scopriremo.

 

 


Condividi su