Già di per sé la linea divisoria tra normalità e follia risulta molto labile, ma se poi ragioniamo intorno alla creazione artistica, specialmente la produzione di opere contemporanee troviamo che, cadendo la funzione rappresentativa dell’arte, l’interiorità umana prende le redini del racconto artistico e con essa tutte le pulsioni, tutte le atmosfere che si accalcano nella suggestione individuale dell’artista, vengono ad essere parte integrante della sua opera e patrimonio di tutti noi.

Questa preziosa mostra: “Crazy. La follia nell’arte contemporanea” presso  il Chiosco del Bramante, a Roma, dal 18 febbraio prossimo sino all’8 gennaio 2023, ci vuole trasportare all’interno di un percorso espositivo ricco di interazioni ambientali e scoperte percettive nel quale il visitatore venga “spiazzato”; nel quale i sensi e le aspettative ovvie siano del tutto stravolte per lasciare spazio a una diversa conoscenza e consapevolezza sia del fattore creativo che della propria, personale possibilità di sorprendersi.

Artisti di livello internazionale

Dai lavori di Lucio Fontana, i suoi tagli nello spazio pittorico, alle colate di pigmento di Ian Davenport che scendono scale neoclassiche, o gli ambienti di Gianni Colombo con quell’onda che invade ogni ambiente, l’esposizione che ospita le opere e le installazioni di più di venti autori, non segue un ritmo preciso ma riserva al visitatore un continuo cambiamento di prospettiva: dai neon di Alfredo Jaar, visibili anche all’esterno, sino all’immersione totalizzante di Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young.  Una immersione da vivere senza remore nella suggestione dell’immaginario umano che risponde alla nuova missione dell’arte: quella cioè di risvegliare la capacità di conoscere intimamente sé stessi, di interrogarsi attraverso l’altrui immaginazione, il collettivo inconscio, il pensiero laterale.

Un allestimento coinvolgente

Le strutture creative sono ambientate sia all’interno che all’esterno della sede espositiva. La capace visione del curatore Danilo Eccher ha saputo cogliere le possibilità intrinseche del tema che unisce la follia all’arte, permettendo una fruizione scevra da ogni schema consueto, da ogni ordinario modello museale, per lasciare il dovuto spazio al disorientamento costruttivo.

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