Se una notte d’inverno “sarai un viaggiatore”: fascino e mistero del romanzo di Italo Calvino

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Fonte foto: dettaglio della copertina originale © 1976 Mondadori e copertina della versione "la bibioteca di repubblica" ©2002 La Repubblica

“Sei uno che per principio non s’aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d’esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio.”

Se una notte d’inverno un viaggiatore, pubblicato nel 1979, è narrato in gran parte in seconda persona (come tutto questo articolo); ed è al contempo una serie di esercizi stilistici (Calvino inizierà a scrivere dieci storie di nove autori, di cui otto immaginari, più una cornice, non attribuita, per un totale di dieci stili letterari diversi), un’allegoria (i personaggi valgono come tali ma anche come icone in senso generale), e una metanarrazione di un viaggio simbolico alla scoperta di molto più di quel che è scritto. Calvino ostenta provocatoriamente proprio tutte le possibilità che la scrittura concede (e che lui possedeva appieno), creando un libro sul piacere di leggere storie, ma anche un vero e proprio gioco letterario per lettori veri, di quelli che amano la sperimentazione e l’avanguardia, che provano piacere intenso nello sforzo mentale, che affrontano letture che necessitano di un’attenzione spropositata ai dettagli e di una cura notevole per seguire i continui cambiamenti narrativi e il seguire la storia e i simbolismi narrati tra le righe. Calvino ci informa della necessità di essere un buon lettore per poter essere un buon scrittore, e questo è un libro che va letto. Con la certezza, tuttavia, caro lettore, che tu non leggerai mai davvero Se una notte d’inverno un viaggiatore.

L’intera storia è inoltre un autentico labirinto, nel quale diventa ben presto difficile distinguere i singoli capitoli dei vari romanzi dalla cornice che li contiene (e che tutti assieme convergono alla soluzione della trama). Attenzione però: uscirne è difficile, davvero. Molti non ci riescono, e anche questo fa parte del gioco. Il romanzo è difficile da leggere, e quasi tutti sono portati a interromperlo, anche diverse volte; a simboleggiare l’impossibilità dell’uomo di raggiungere la totale conoscenza della realtà e della difficoltà di vivere. Quasi tutti coloro che l’hanno interrotto, prima o poi, anche a distanza di anni, sono portati a riprenderlo dall’inizio, spinti dalla curiosità di quel che avevano già letto e dal desiderio di comprenderlo meglio. E alla seconda (o all’ennesima) ripresa la lettura diventa fluida e scorre fino alla fine senza problemi e anzi, con gran soddisfazione, come se infine il meccanismo diventasse chiaro. La lettura e la scrittura, traghettatrici di storie e quindi di esistenze, sono evidenti metafore del mondo e della vita, e non serve ricordare che essi non sono affatto facili: la voglia di lasciar perdere ci raggiunge spesso, e quasi sempre siamo poi portati a riprendere a vivere le nostre storie, magari dopo averle comprese meglio: il segreto sta nel ricominciare tutto dal principio. “Quello che vorresti è l’aprirsi di uno spazio e d’un tempo astratti e assoluti in cui muoverti seguendo una traiettoria esatta e tesa; ma quando ti sembra di riuscirci t’accorgi di essere fermo, bloccato, costretto a ripetere tutto da capo”, ci dice l’autore nel libro; ma anche: “Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte”.

La storia in sé è semplice: il lettore compra un libro, Se una notte d’inverno un viaggiatore, appunto. E tu con lui inizierai la lettura del primo capitolo, ove il lettore si immedesima nel protagonista della storia, cosa che farà da adesso in poi per tutte le storie che verranno. A un certo punto però la storia appare cambiata. Dopo averla letta con lui, ci rendiamo conto del fatto che a causa di una rilegatura sbagliata la parte iniziale del libro è stata montata sul resto di un altro libro. Decide pertanto di tornare in libreria a farselo cambiare, dove incontra la lettrice, che ha lo stesso identico problema. Sostituiti i libri, iniziano la lettura ma ti rendi presto conto che nemmeno quello è il seguito corretto. Ci sarà un nuovo cambio e poi l’inseguimento dei testi originali sparsi in giro per il mondo, situazione che porterà i due a incontrarsi spesso. Alla fine quindi il lettore (e tu, lettore, con lui) inizierà a leggere un libro per dieci volte, impossibilitato ogni volta a finirli.

Le storie sono:

Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino.

In una notte d’inverno tu, lettore, sei un viaggiatore. Ti trovi in una stazione nella quale avrai la sensazione di aver perso un sacco di coincidenze, non solo quella del treno; e di trovarti lì solo per un pesante errore. Entri quindi in un bar, conosci una donna, inizia ad affascinarti. Ma è già l’ora dell’ultimo treno. Per il primo errore di impaginazione, rivivrai questa scena diverse volte.

Fuori dell’abitato di Malbork, di Tazio Bazakbal, polacco.

Ambientato in una cucina, i nomi degli ingredienti in lingua originale ti lasciano avvertire i gusti senza comprendere cosa siano. Nuovamente, una figura femminile ti affascina, ma una serie di pagine bianche squarciano la lettura, come una ferita.

Sporgendosi dalla costa scoscesa, di Ukko Athi, cimmero.

Incompiuto, rintracciato solo in forma orale, raccontato dal professore di cimmerio di un ateneo universitario. Per uno strano caso, alcuni nomi di protagonisti sono identici a quelli del precedente. Qui sei in un osservatorio meteorologico, e anche qui una presenza femminile, elemento ricorrente, ti affascina. Ella ti chiederà di comprarle una fune, che servirà a far evadere un prigioniero. Il racconto si interrompe al vostro incontro.

Senza temere il vento e la vertigine, di Vorts Viljandi (pseudonimo cimbro di Ukko Athi).

Secondo un altro professore, docente di cimbro, lo scrittore cimmerio avrebbe terminato l’opera in lingua cimbra. Questa versione della storia viene raccolta dalla sorella della lettrice, che lo legge nel suo gruppo di studio. Una ragazza sviene tra le braccia del protagonista. La scena successiva si trasferisce al commissariato, dove la ragazza punta la pistola verso il lettore, lasciando aprire una parentesi erotica. Tale scena si conclude con il ritrovamento da parte del lettore di un documento con la sua condanna a morte. Non possiamo proseguire nella lettura perché con questa parte, nel gruppo di studio, c’è già da discutere per un mese: il resto è stato spartito tra altri gruppi.

Guarda in basso dove l’ombra s’addensa, di Bertrand Vandervelde, belga.

Il lettore rintraccia questo racconto direttamente in fotocopia dall’editore. Qui hai ucciso un uomo (la ragazza sospetta sia stato per gelosia), mai non riuscirai a sbarazzarti del cadavere. Qualcuno ti ha scoperto, ma proprio qui si interrompono le fotocopie.

In una rete di linee che s’allacciano, di Silas Flannery, irlandese.

Sempre fornito dall’editore. Non sei in casa tua, eppure rispondi al telefono. All’altro capo senti intimidazioni verso una ragazza che conosci. Corri subito a liberarla, e…squilla un altro telefono. Stavolta quello del lettore: la lettrice lo invita a casa sua. Questo libro verrà trafugato, ma il lettore non lo capisce subito.

In una rete di linee che s’intersecano, di Silas Flannery.

Complice lo stesso autore e il titolo quasi uguale, il lettore pensa di star leggendo la stessa storia. Ora sei un businessman giapponese ossessionato da specchi e riflessi. In una stanza interamente costruita in tale gioco caleidoscopico, le carni di due donne si riflettono all’infinito, mescolandosi e confondendosi. Una delle due impugna una pistola, ma non sai più quale sia. Nella confusione l’ambientazione appare spostarsi altrove: la sacra dimora di Iside, dea egizia della notte. Il lettore-protagonista appare soddisfatto ma non sapremo altro, perchè nel frattempo il lettore ha deciso di volgere il suo viaggio alla ricerca dello stesso Flannery.

Sul tappeto di foglie illuminato dalla luna, di Takakumi Ikoka, giapponese.

Questo viene direttamente da Flannery, che lo aveva ricevuto dal traduttore del quinto romanzo. Qui sei uno studente che vivrà un’intensa avventura erotica con moglie e figlia del tuo insegnante orientale. Verrai interrotto perchè alla discesa dall’aereo il lettore si vede sequestrare il libro, proibito in quel paese.

Intorno a una fossa vuota, di Calixto Bandera.

Letto direttamente in un ufficio di censura. Dopo aver visto tuo padre morire, dovrai compiere un viaggio con il cavallo e la carabina del genitore. Durante il viaggio ti accorgi che c’è un uomo incappucciato col fucile che segue la sua stessa strada. Dopo una lunga storia di rivelazioni personali, ingaggerai una lotta con lui.

Quale storia laggiù attende la fine?, di Anatoly Anatolin.

Questa va letta sia in chiave descrittiva sia in chiave metanarrativa. Sei deciso a cancellare con il pensiero tutto quanto la prospettiva ti pari innanzi per forzare gli eventi a farti incontrare “per caso” con la tua amica Franziska. Quando siete rimasi solo voi due, incontri i funziosari della sezione D (una struttura che stava preparando la terra in attesa di quelli nuovi), che stavano facendo la stessa cosa (è per questo, quindi, che alcune cancellature ti erano apparse esagerate). Mentre la prospettiva viene annullata definitivamente, riesci finalmente a raggiungere Franzika. In una nuova, inaspettata, ricostruzione del tutto, lei ti invita a prendere un caffè, specificando che ogni volta che cammina per la prospettiva incontra per caso il protagonista, lasciandoci dunque diverse domande sulla natura (meta?)letteraria del protagonista del romanzo che stiamo leggendo (che non è Se una notte d’inverno un viaggiatore) e sulla tua stessa essenza, lettore.

La storia potrebbe continuare all’infinito, ma ormai sappiamo cosa stava accadendo alle storie. Dato che l’autore era stato sorpreso dalla polizia mentre stava passando al lettore i vari blocchi del romanzo, infatti, il nostro viaggio finisce qui.

Non ti sfuggirà, lettore, che i dieci titoli compongono il titolo, lungo e articolato, di un altro romanzo, probabilmente quello che tu avrai letto se ti sarai deciso ad avventurarti nella lettura di Se una notte d’inverno un viaggiatore e che ti invito a ricostruirti da solo. I due lettori resteranno assieme; non avranno modo di finire di leggere tutti i romanzi che hanno iniziato (e noi con loro), ma prima di spegnere la luce lui poggia un libro sul comodino e rende noto alla ragazza (e a noi) di aver finito Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Lui. Non tu.

Tu non leggerai mai Se una notte d’inverno un viaggiatore.


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