Sì, viaggiare: dentro le parole

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Fonte foto: Cilento Notizie - SoundCloud

Adoro questa rubrica perché stimola alla riflessione attraverso la musica, da sempre considerata un’arte espressiva che fa miracoli. Sì, viaggiare – pubblicata in 45 giri nel marzo 1977 – è il brano che oggi vi voglio proporre.

Lucio Battisti  è uno dei cantautori più autorevoli del mondo della musica italiana che con il suo timbro di voce, caldo, suadente, potente ha intrecciato parole e note dando vita a successi ineguagliabili che hanno fatto la storia e in questo brano canta le parole di un poeta, Mogol.

Senza termini ricercati, senza vocaboli d’eccezione, ma semplici e ben incasellati per lanciare messaggi importanti, questa canzone resta nella testa e si canticchia facilmente per il suo ritmo orecchiabile. Chissà quante generazioni la ameranno ancora, oltre quelle che finora l’hanno resa il successo che è e chissà se ci si soffermerà un attimo in più ad ascoltare, oltre al ritmo, il significato emotivo del testo.

 

Quel gran genio del mio amico
Lui saprebbe cosa fare
Lui saprebbe come aggiustare
Con un cacciavite in mano fa miracoli

Ti regolerebbe il minimo
Alzandolo un po’
E non picchieresti in testa
Così forte no
E potresti ripartire
Certamente non volare
Ma viaggiare

Succede anche a voi di leggere le parole cantandole? Questo è uno degli obiettivi che ogni canzone d’autore si pone, secondo me: restare nella mente attraverso le note. E se poi i testi sanno dare quella spinta al cambiamento che scuote gli animi, è successo esponenziale.

Il messaggio

Cos’è la vita se non un viaggio? Non un volo, troppo rischioso per chi non ha ali, ma un percorso. La vita è un al viaggio. Un continuo, quotidiano. Un forte, nonostante tutto. E chi serve all’uomo per godere a pieno la vita? Un amico! Un amico geniale, metafora efficace che si presta a diverse interpretazioni, anche a quella spirituale che sotto intende come amico, Dio.

Ma possiamo esplorare il sentimento dell‘amicizia restando nelle sfere umane. Gli amici sono la nostra relazione, lo specchio con cui ci confrontiamo, l’idea in più che ci dona un nuovo sorriso, il gancio in mezzo al cielo come direbbe qualcun altro in musica!

Quel gran genio del mio amico
Con le mani sporche d’olio
Capirebbe molto meglio
Meglio certo di buttare
Riparare

Pulirebbe forse il filtro
Soffiandoci un po’
Scinderesti poi la gente
E potresti ripartire
Certamente non volare ma viaggiare

Con un amico è più facile ripartire quando le difficoltà ti costringono a fermarti, e poi scindere la gente, capire chi e cosa nel viaggio ci serve. L’amico sa dare consigli e si sporca le mani per te e con te, s’invischia nella tua strada che diventa la sua e sa dirti come aggiustare quei pezzi di te che deflagrano, che non rispondono, che impazziscono. Con un soffio, l’attimo di un sorriso, o l’istante che lui bussa alla tua porta anche se l’hai chiusa in faccia al mondo, ecco…in quei momenti li raccogli i tuoi pezzi e non li butti via, li recuperi, li sistemi, li rivaluti, li guardi da un’altra prospettiva e riparti, perché la strada ti aspetta.

Sì viaggiare
Evitando le buche più dure
Senza per questo cadere nelle tue paure
Gentilmente senza fumo con amore
Dolcemente viaggiare
Rallentando per poi accelerare
Con un ritmo fluente di vita nel cuore
Gentilmente senza strappi al motore

E tornare a viaggiare
E di notte con i fari illuminare
Chiaramente la strada per saper dove andare
Con coraggio gentilmente, gentilmente, gentilmente
Dolcemente viaggiare

La vita è un viaggio meraviglioso, una scoperta continua, una sorpresa che segue un’altra, anche se le strade possono essere dissestate, i sentieri impervi e cosparsi di pericoli insidiosi che fanno paura.

Se si ha un amico geniale, questo restituisce il senso a tutto: alla fatica, ai problemi, alle soste. Le buche si possono evitare, la paura superare. Si può rallentare quando le forze sembrano svanire senza che il passo più lento diventi un problema, una discriminazione, uno stop. Rallentare con un amico, invece, può essere occasione per ascoltare il ritmo della vita pulsare, e respirare l’aria fresca nell’andatura leggera del condividere i pesi. E così anche la notte più oscura si illumina e si torna a guardare oltre l’infinito, con coraggio reso tale dalla sua umanità che nulla ha di eroico, ma tutto lo diventa.

Contestualizziamo

La pandemia che stiamo vivendo ci costringe ancora oggi, dopo due anni, a sacrificare le relazioni. Questo è innanzitutto il covid 19: ostacolo alla socializzazione. Mette distanza tra gli esseri umani, impedisce gli abbracci e i baci, svilisce quella che era la nostra peculiarità più caratteristica e cioè lo stringerci attorno alla tavola per gustare parole, sorrisi e cibo.

Oggi dobbiamo selezionare, contare i posti a tavola e non aggiungerli perché i contagi è così che si allargano. E quanto ci è mancata la convivialità durante i due grandi lockdown? La risposta è talmente ovvia che può essere inespressa. Soli in casa è diventato tutto statico e al pensiero un brivido appare sulla pelle. Lo lascio vivere per quel che deve e morire.  Poi faccio un invito ai  miei amici per stasera e per domani e l’altro ancora: fatemi un sorriso sotto la mascherina, lo capirò dagli occhi, e ripartiamo per quel viaggio incantato che ci vede compagni, certi di essere gli uni per gli altri quel gran genio di cui abbiamo bisogno.

Cantiamo insieme Sì, viaggiare.

 


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