I Bronzi di Riace, simbolo della scultura greca, vengono rivendicati dai siciliani. L’ipotesi scatena l’ira dei calabresi.

I Bronzi di Riace sono due sculture ritrovate il 16 agosto del 1972 a Riace, in provincia di Reggio Calabria. Grazie al materiale con cui sono scolpite si può ipotizzare che le due opere risalgano alla metà del V secolo a.c. Sono state lavorate ad Argo e in origine erano di una tonalità vicina al biondo; poi furono restaurate e dipinte con un nero lucido. La scoperta che avvenne sulle coste calabresi, crocevia fondamentale per i traffici del Mediterraneo durante tutto il periodo antico, suscitò subito un grande stupore; molte solo le foto del tempo che raffigurano il momento.

Le origini

Secondo il numismatico Daniele Castrizio, le due sculture riprodurrebbero i due celebri fratelli greci, Eteocle e Polinice, espressione della lotta fratricida. Portate a Roma nel tempo di Augusto, diffusero il celebre mito. I due fratelli, in lotta per la supremazia su Tebe, vengono raffigurati come dei combattenti: il Bronzo B con un elmo perduto, segno distintivo del comandate  e del tiranno; il Bronzo A ha un’espressione irata, come mostra l’espressione della bocca. Secondo gli studi, appartenevano ad un gruppo di cinque sculture, insieme agli altri membri della famiglia: Giocasta, Creonte e Antigone.

Nel 2023 è stato dall’appassionato di arte Anselmo Maeddu che i Bronzi fossero originari della Sicilia. Secondo gli studi iconografici si congettura che i Bronzi furono nascosti nelle acque di Riace dagli ellenici, per sfuggire al furto dei romani. Per Maeddu, il Bronzo B rappresenterebbe la statua di Gelone in un famosissimo gruppo scultoreo del V secolo, in cui il condottiero depone le armi dopo la vittoria nella la battaglia di Imea. Il gruppo avrebbe celebrato la potenza dei fratelli Dionomenidi che furono i più prolifici committenti di capolavori in bronzo della loro epoca.

Le due tesi sono entrambe affascinanti; tuttavia i calabresi sentono un forte attaccamento maturato quando negli anni ’70, le sculture furono mandate a Firenze per dei lavori, per essere riconsegnate a Riace soltanto con diverse polemiche e l’intercessione di Sandro Pertini. Dunque, il ritrovamento sulle rive calabresi e la storia che ne consegue lega sentimentalmente i Bronzi a simbolo dell’arte calabrese.

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