Parigi, Arco di Trionfo: l’imponente monumento che Napoleone volle per celebrare la vittoria di Austerlitz, è protagonista, sino al 3 ottobre prossimo, di un singolare spettacolo. I suoi cinquanta metri di altezza sono interamente ricoperti di un tessuto di color argento che lo avvolge completamente. È l’ultima, postuma creazione dell’artista bulgaro Cristò (1935-2020) che insieme alla moglie Jeanne-Claude (1935-2009) lo aveva ideato già agli albori delle sua carriera sessant’anni fa, quando ancora viveva nella Ville Lumiere. Impacchettata in venticinquemila metri quadrati di tessuto riciclabile, tenuto in posizione da settemila metri di corda rossa, la grande opera architettonica ha così assunto un aspetto metafisico, troneggiando ben visibile, nella piazza a stella al termine degli Champs-Elisées.
Due “mostri sacri” della Land-Art
Cristo Javacheff e Jeanne-Claude Denat De Guillebon si incontrano a Parigi nel 1958. Il loro sodalizio artistico e umano li vedrà uniti per tutta la vita. Lui ideatore, lei organizzatrice, realizzano opere quasi sempre di dimensioni gigantesche in tutto il mondo. Enormi “Empaquetages” di vestigia storiche, edifici, parti del paesaggio a sottolinearne, nascondendoli alla vista, la presenza e il contrasto tra la maestosità di un passato e di una natura spesso screditati e dimenticati e la vacuità del moderno consumismo. L’occultamento spettacolare di spazi e volumi per trasformarli in simboli, in esperienze visive e sensoriali inconsuete, così dissimili dalle cognizioni del quotidiano, possiede la facoltà di poter aprire la mente a una diversa consapevolezza. È questo uno dei principali compiti dell’Arte. Paradossalmente una operazione di disvelamento quindi, di “morbida” induzione alla presa di coscienza. In tale ottica il lavoro di Cristo ha avuto un peso e una importanza che va oltre la mera constatazione scenografica dell’opera in se stessa; il messaggio sotteso è profondo e soprattutto terribilmente attuale.
La realizzazione dell’opera
Il Comune di Parigi, in collaborazione con il Centre des Monuments Nationaux e il supporto del Centre Pompidou aveva già stabilito l’anno scorso la fattibilità dell’operazione. Purtroppo la scomparsa di Christò nel maggio 2020 ha impedito all’artista di poter assistere alla concretizzazione di questo suo sogno progettato già nel lontano 1961. È il nipote e il fidato team che da sempre ha accompagnato l’artista a portare a termine l’impresa che peraltro, non è stata sovvenzionata con contributi pubblici. L’intera iniziativa è stata finanziata con il ricavato dalla vendita di bozzetti, collage, disegni e modellini in scala realizzati dallo stesso Christò nel corso degli anni.
Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.