Ben ritrovati miei cari impasticcati, sono tornata con una nuova pasticca letteraria, dedicata alle parole famose incise sulle lapidi di tutto il mondo a ricordo di grandi ed illustri personaggi che hanno segnato il nostro tempo ed il tempo che fu. Come ricorderete nel primo articolo abbiamo trattato da vicino la parola “Epitaffio“. Grandi scrittori e poeti, in vita, hanno comunque deciso di autocelebrarsi, attraverso epitaffi divertenti, per non essere dimenticati e anche per rendere la morte, qualunque essa sia, un po’ meno tragica di quello che è.

Cimiteri e sorrisi

Quello che possiamo dedurre da questo secondo ed ultimo articolo, è la necessità delle persone di “esorcizzare” attraverso la parola, la scrittura il dramma di un lutto e di una perdita. E della morte. Ma non solo, chi legge, trova anche una sorta di consolazione e riesce a “sorriderne” un po’ di più di fronte a sentimenti che conducono, chi passeggia in un cimitero ad essere altamente malinconici o sopraffatti dal dolore.

Partiamo con questo epitaffio molto semplice, ma di una veridicità devastante: la vita eterna, che ci attende, nella “non vita” che ci porta via. E’ questo il senso della frase “Ora, immortalità, tu m’appartieni!” scritta sulla lapide del drammaturgo Heinrich von Kleist.

Lo stesso concetto dipinto ed inciso dal medico Edward Bach, che enuncia su pietra un bel “Pensa, adesso sono vivo per sempre”. Craxi, invece decanta l’importanza della libertà che si era costruita prima di lasciare questa terra: “Tutta la mia libertà equivale alla mia vita.” Tocca il cuore anche quella di Emily Dickinson che si sente “Richiamata” ad una vita celeste, forse migliore di quella terrena. E lo scrive sulla sua pietra.

C’è chi come Primo Levi, ha lasciato nell’immaginario collettivo un numero a ricordo. Ma a differenza di quello dello scrittore della shoah, denso di significato e storia, quello inciso sulla lapide del Museo di Coriano dedicato al Sic, è il suo “58” numero da combattimento e di gara per il pilota tragicamente scomparso nel gran premio di Malesia.

Aldo Fabrizi invece si diverte portando un sorriso da cucina e scrive: “Tolto da questo mondo troppo al dente“. Duro alla vita, e re della risata.

Anche Funari, scrive sulla sua lapide “Ho smesso di fumare” e stavolta ci vogliamo credere tutti!

De Andrè, invece scrivendo i versi della sua famosissima Via del campo, ci ricorda che non siamo solo polvere, forse siamo molto peggio, ma… “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior“.

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