Sophia Loren, storia di una diva forever

Sophia Loren, storia di una diva forever

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Fonte foto: Dagospia e Corriere della Sera

La bellezza esteriore per una persona è un dono effimero, si sa, ma in alcuni casi rispecchia ciò che si ha dentro. Certamente parlare di questa donna così famosa partendo dalla bellezza è facile e per questo lo scegliamo come incipit, perché poi tutto il resto, diventa più corposo, più elaborato, più importante ed è giusto dare il tempo per gustare l’escalation dei contenuti.

Chi è Sophia Loren?

Sofia Villani Scicolone nasce nel 1934 a Roma. Cresce a Pozzuoli fino all’età di quindici anni, vivendo la guerra da adolescente, finché con la madre non ritorna a Roma.

Si fa notare per la prima volta già nel 1950, quando partecipa a Miss Italia vincendo il premio di Miss Eleganza. Ecco la bellezza che diventa esca, arma, espediente per farsi strada. Certo non con la pretesa di arrivare dove poi è arrivata – non era prevedibile – ma con la speranza di costruire un sogno, forse anche inconsapevolmente. È questo il messaggio che la rende così grande: la speranza che deve muovere i nostri passi, la speranza che tutti possono arrivare dove sognano, perché è così che si arriva alle stelle, se persino una povera ragazza che vive la paura nelle notti più fredde e sotto i bombardamenti americani e tedeschi, è riuscita a realizzare qualcosa di inimmaginabile, solo credendo in se stessa e desiderandolo con determinazione, lavorando per mettere a frutto i suoi talenti.

Ancora oggi alla veneranda età di 87 anni la sua bellezza è simbolo di eleganza. Mai titolo per una Miss è stato più azzeccato. I punti di forza sicuramente lo sguardo: intenso, sognante, sensuale, profondo, ma anche duro; il sorriso: spontaneo, sincero, accattivante; il suo corpo: perfetto, sinuoso, dalle forme generose e dalle gambe lunghe e affusolate. Tutto è armonia, in un bellissimo connubio di grazia e signorilità. Il tempo con lei ha avuto clemenza. Non è passato devastando, ma donando, se possibile, ancora più bellezza nei segni che inevitabilmente rimangono del suo trascorrere. E questo aspetto la fa restare per sempre nella memoria come una delle donne più affascinanti del mondo intero.

Fondamentale per il suo successo fu nel 1951 l’incontro con il produttore Carlo Ponti, che sarà poi il suo compagno di  vita,  che le spiana una meritata strada nel fervente clima del cinema italiano di allora. Nei film del primo periodo compare accreditata come Sofia Scicolone, poi come Lazzaro fino al 1952. Alcuni titoli di questo tempo, nei quali recita in piccoli ruoli, sono Tototarzan, Luci del varietàAnnaUn giorno in pretura.

Esplode tuttavia nell’immaginario divistico ed erotico degli italiani in Due notti con Cleopatra (1954), al fianco di Alberto Sordi. Da questo momento in poi, sarà difficile non incontrarla sullo schermo.
Sempre nel 1954 è nel cast di Miseria e nobiltà di Mattoli e nell’Oro di Napoli di Vittorio De Sica, un regista che rappresenterà un riferimento per la carriera dell’attrice, insieme all’attore col quale farà coppia fissa sullo schermo, Marcello Mastroianni, incontrato per la prima volta proprio nel 1954 in Peccato che sia una canaglia di Alessandro Blasetti.

È proprio il vecchio De Sica che riesce a dare il giusto risalto al cuore artistico di Sofia, regalandoci scene cult del nostro vecchio cinema. E chi se la scorda più quando in giarrettiera e body improvvisava uno strip sotto le note de “L’abat-jour” in Ieri, oggi, domani ? Ed Ettore Scola che invece l’ha colta nel pieno della maturità artistica, con le occhiaie e poco truccata, durante Una giornata particolare? Chi se la dimentica mentre si concede all’omosessuale Marcello Mastroianni? Questi sono i volti di Sophia Loren. Una donna stracolma di virtù d’interprete, straordinaria, famosa, con pochi rammarichi nella carriera artistica che ha mantenuto tutte le promesse fatte diventando il simbolo della forza, dell’erotismo, della violenza dell’Italia.

Forte anche il legame con Dino Risi, che nel 1955 la dirige nel divertente Il segno di Venere, dove recita al fianco di Franca Valeri.

La sua carriera è, dunque, ricchissima. Tanti i film girati. Impossibile citarli tutti. I più famosi li abbiamo già analizzati in un articolo precedente, perché Sofia Loren è un mito sempre attuale.

Una donna che ha segnato un’epoca, che ancora lascia parlare di sé, che ancora emoziona e ancora lavora. Il suo ultimo film, La vita davanti a sé è un’opera che dimostra quanto si può amare il proprio lavoro e dedicarci una vita intera.

La bravura dell’attrice, la professionalità, l’indiscusso talento espressivo hanno risonanza in tutto il mondo e lanciano messaggi stilistici immortali. Il periodo americano, infatti, la vede recitare al fianco di nomi di grande fama, come Cary Grant Frank Sinatra in Orgoglio e passione , o come  Henry Hathaway John Wayne in Timbutcù e potremmo continuare, perché davvero prolifico è stato il suo lavoro.

L’affetto dei suoi fans è il catalizzatore della sua fama. In suo onore a Firenze, persino un ristorante.

Tanti i riconoscimenti e premi che riceve. Sarebbe un elenco troppo lungo da scrivere, ma per tutti vanno citati  il César onorario nel 1991 e, lo stesso anno, l’Academy Award le dona l’Oscar alla Carriera: «Uno dei tesori più autentici del cinema mondiale che, nel corso delle sue memorabili interpretazioni, ha portato grande lustro a questa forma d’arte». A consegnarle il premio, Gregory Peck.  Sophia è molto emozionata e ringrazia l’America, il marito e i suoi due figli, dimenticandosi però di ricordare Vittorio De Sica, cui doveva veramente tutto. Nel 1994, arriva l‘Orso d’Oro onorario e il 26 giugno 1996 viene nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Cosa rimane oggi di Sophia Loren?

In quel suo sguardo ancora sognante e nel contempo gelido sono rimasti i segni della sua lotta e della costruzione di un personaggio di donna, moglie, madre, attrice che doveva avere tutto a ogni costo. Anche a spese di un contrasto irrisolto, ma felice, fra la Sofia napoletana verace che impasta sorrisi in una bocca senza rossetto e la carnalità di Sophia, che è diventata l’ultima superstite di un’aristocrazia recitativa. Che rimane ora di quelle labbra burrose, di quegli zigomi alti e di quello sguardo penetrante? Rimane una signora con troppa lacca nei capelli, ricoperta di gioielli che recita in un perfetto inglese, ma che è ancora in grado di cantare e di recitare come se dagli anni Cinquanta a oggi fosse passato solo un secondo.


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