31 anni senza Freddie Mercury

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Fonte foto: Catawiki

31 anni fa. Eppure ricordo come se fosse ieri, quando ho appreso la notizia della sua morte: era un lunedì – il 25 novembre, il giorno dopo – ero appena arrivato al lavoro, quando un mio collega è venuto verso di me, con un’espressione triste e mi ha detto: “È morto Freddie…”.

Vorrei poter dire che in quel momento il mondo si è fermato, ma evito, perché quella situazione, che di solito dà un sapore melodrammatico a un racconto o a un articolo, non è avvenuta, tant’è che il collega ha continuato a parlare dicendomi frasi del tipo: ”Non ci posso credere” o “Poverino” e poi è andato nel suo ufficio e io nel mio.

Mentre mi sedevo alla mia postazione e accendevo il computer, mi venivano in mente due parole che mi avrebbero ossessionato per tutta la mattinata: “Troppo presto!”. Già, pensavo che Freddie Mercury se ne fosse andato via troppo presto: aveva quarantacinque anni e chissà quanta energia, quante note avrebbe regalato al mondo della musica e dello spettacolo in generale.

Ma ero così sconvolto, che continuavo a ripetermi tra me e me, quelle due paroline fastidiose. Certo, signori miei, erano fastidiose – e non avevo considerato quello che aveva fatto in tutta la sua vita. Poi, pian piano, le nebbie mentali si sono diradate e ho potuto elaborare il lutto, almeno, l’ho considerato così, un po’ come avviene quando se ne va un parente o un caro amico a cui si è tanto legati; a poco a poco è riaffiorato alla memoria tutto ciò che sapevo, riguardo questo grande artista.

Chi era Farrokh Bulsara

Farrokh Bulsara  – era il suo vero nome – era nato il 5 settembre 1946 a Zanzibar. Un talento unico nel suo genere, dotato di una voce dall’estensione di quattro ottave e di un modo di esibirsi sul palco coinvolgente. Nella metà degli anni sessanta si era trasferito con la famiglia a Londra, dove di lì a poco iniziò le sue prime esperienze musicali suonando in gruppi pop come Sour Milk Sea e Wreckage, che gli permisero di mettere in vista il suo talento pianistico e soprattutto quello vocale.

Ma fu l’incontro con Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista), membri di un’altra pop band, gli Smile, che si sarebbero sciolti di lì a poco – che gli cambiò la vita. Il feeling tra i tre fu immediato, iniziarono a suonare insieme dando vita al primo embrione della band, che si completò con l’arrivo del bassista John Deacon. Da qual momento iniziò la favola dei Queen.

Il percorso con i Queen

Il gruppo inglese confezionò una serie di brani che scalarono le classifiche, permettendo loro di farsi conoscere prima nel Regno Unito, poi in Europa e infine in tutto il mondo. Non è possibile incasellare la loro musica in un genere ben preciso, perché il loro era una miscela di generi diversi, uno su tutti Bohemian Rhapsody, un mix di classica, lirica e hard-rock.

Un brano osteggiato dai loro discografici che, a loro dire, non era adatta per essere mandata in onda alla radio a causa della sua lunghezza – sei minuti. Timori infondati, perché il singolo schizzò ai primi posti delle classifiche di vendita.

 

I successi

E come, poi, non ricordare “Somebody to love”, con tanto di coro gospel, la coinvolgente “We will Rock You”, “We are the Champions” che viene tuttora divulgata con gli altoparlanti di uno stadio, al termine di una finale di un importante torneo di calcio, la ballabile “Another one bites the dust”, le rockeggianti “I want it all” e “One vision”, e poi ancora “Bicycle Race”, il cui video dette scandalo, per via di un gruppo di modelle che gareggiavano nude su una bici.

 

A proposito di video, Freddie e compagni furono tra i primi a capire la forza promozionale dei video, non a caso “Bohemian Rhapsody” (1975), fu uno dei primi girati in assoluto.

I concerti

Un grande punto di forza del gruppo britannico furono i concerti dal vivo:in quelle occasioni, Freddie potè dare sfoggio delle sue qualità vocali, ma soprattutto confermare le sue doti di animale da palcoscenico: le sue movenze, il suo modo di agitare il microfono con l’asta spezzata – il suo marchio di fabbrica – il suo coinvolgere il pubblico, erano uno spettacolo nello spettacolo.

Tra gli show memorabili ricordiamo Rock in Rio, a Rio De Janeiro nel 1985, 470.000 spettatori paganti, niente a che vedere con quello tenutosi nel 1972 nel Bedford College, davanti a sei – avete letto bene, sei – persone; quello del 1986 a Wembley, al termine di “A kind of Magic Tour”, sempre nel 1986 a Knebworth, al quale parteciparono 120.000 spettatori. L’esibizione più memorabile è stata nel 1985, nel corso del Live Aid, un grande concerto di beneficenza per la popolazione etiope, a cui intervennero molti artisti e che fu seguita da circa due miliardi di spettatori di tutto – o quasi – il mondo.

Quattro Curiosità su Freddie

1. Freddie non ha mai fatto mistero dei suoi gusti sessuali, o meglio non aveva mai dichiarato apertamente la sua omosessualità, ma non l’aveva mai negato; prima di scoprire di essere attratto dagli uomini, aveva avuto delle relazioni più o meno durature con altre donne, tra cui Mary Austin a cui dedico la dolcissima “Love of my life”.

Fonte foto: spettacoli.tiscali.it

2. Il frontman dei Queen aveva quattro denti in eccesso, nella parte posteriore della bocca, determinando la spinta in avanti degli incisivi. Si rifiutò sempre di correggere quel difetto, perché credeva che avrebbe pregiudicato le sue doti vocali.

3. Aveva dato dei soprannomi femminili ai membri della band e alla maggior parte dei suoi amici: Brian May Maggie, Rod Stewart Phyllis, Roger Taylor Liz, Elton John Sharon, lui stesso Melina, l’unico a cui non ne aveva affibbiato era John Deacon, considerato da Freddie troppo mascolino.

4. Uno dei marchi di fabbrica, era l’asta del microfono tagliata; questa particolarità era dovuta a un incidente durante un concerto: afferrò il microfono nel tentativo di sganciarlo dall’asta, quest’ultima si spezzò e il moncone rimase attaccato allo stesso microfono. A Freddie la cosa piacque, perché gli permise di muoversi liberamente per il palco e da quel giorno non smise più di usarlo.

 

Freddie Mercury, in realtà, non è morto, vive ancora in mezzo a noi. Continua a tenerci compagnia, a farci sognare, emozionare, a darci la carica attraverso le sue canzoni. Non ci ha mai abbandonato, perché noi non abbiamo mai voluto abbandonarlo.

Ciao, Freddie.

 

 

 


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