Lucio Battisti è uno dei cantautori più conosciuti del panorama nazionale. La data di nascita lo avvicina ad un altro gigante: 5 marzo 1943, ad un solo giorno di distanza dal bolognese Lucio Dalla.

La sua poetica è chiara sin dagli esordi: musica e parole descrivono l’urgenza e la necessità di comunicare un messaggio a prescindere dalle potenzialità sue vocali che in qualche caso hanno generato polemiche. Tra le caratteristiche di Battisti vi è la necessità di far convivere la meticolosità del lavoro d’artista con l’autenticità dei contenuti.

L’esperienza di gavetta col gruppo Campioni lo ha reso un abilissimo chitarrista, dote che è risultata importante negli anni successivi con Mogol. La prima notorietà l’ottiene con Un’avventura, presentata a Sanremo nel gennaio 1969.

Il sodalizio Battisti-Mogol

Negli anni ’70 il duo Battisti Mogol pubblica successi ancor oggi ascoltati, per citarne alcuni si tratta di Pensieri e parole, I giardini di marzo e l’album Anima latina del 1974.

Le musiche di Battisti integrate coi testi scritti da Mogol, hanno influenzato la cultura musicale dell’epoca, interpretando in stile poetico temi semplici come gli avvenimenti di vita quotidiana.

La poliedricità di Battisti è visibile ascoltando i suoi album: se cerchiamo nella sua discografia un disco uguale all’altro, non lo troviamo. Alla fine degli anni Settanta, Battisti si era reso conto che Mogol aveva raggiunto un punto limite oltre il quale non poteva più andare. Sceglie pertanto di rinnovarsi e lo fa nella maniera più coraggiosa: distruggere il mito di Lucio Battisti, praticando un nuovo linguaggio, demolendo la sua immagine pubblica ed evitando di concedersi alla stampa. Battisti ha avuto il coraggio di rifiutare ingaggi televisivi in un periodo in cui era al centro del dibattito musicale.

Gli anni ’80

Se il sodalizio con Mogol sancisce il periodo di maggior visibilità dell’artista, il decennio successivo di Battisti è caratterizzato da una magistrale lezione di coerenza: scompare tutto ciò che è di contorno alla musica, lasciando nient’altro che la musica stessa. Ascoltare Battisti dalla metà degli anni ’80 in poi, voleva dire acquistare i suoi dischi, caratterizzati da un’estrema semplicità: copertina fatta da lui e piccoli credits per i musicisti.

In questi anni la collaborazione con Pasquale Panella comporta una ricerca musicale maggiore, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura. In contemporanea si fa strada l’idea che la privacy sia l’unica via per sfuggire dalla “macchina del successo” e le apparizioni televisive si interrompono.

I successi di Battisti hanno influenzato anche la moda, tipica degli anni ‘70: dai capelli ricci indomabili ai pantaloni a zampa finendo con l’immancabile foulard al collo. Ciò che ha lasciato alle generazioni future però è il suo modo diretto di affrontare le tematiche amorose e quotidiane, mantenendo un’eleganza in musica e testi senza rinunciare alla semplicità.

Questo è il tratto distintivo che oggi manca negli artisti che spesso solo ombre passeggere nel panorama musicale.

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